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[TRAD ITA] Intervista Weverse SUGA

Aggiornamento: 10 ago 2021

SUGA “Questa è l’unica cosa che so davvero come fare”


Nel programma di tvN “You Quiz on the Block”, SUGA ha raccontato delle sue storie di prima del debutto. Il periodo della sua vita dove ha avuto difficoltà nel vivere con la sua musica. SUGA e i BTS hanno continuato e continuato ad andare avanti per otto anni, e ora sono arrivati, dove può fare tutto quello che vuole musicalmente. Quello che è iniziato con quel lungo percorso è la storia di come SUGA abbia tenuto la testa sempre più alta per guardare il futuro, raggiungendolo.


Come ti senti dopo l’operazione alla spalla? Stai facendo terapia fisica in parallelo con il lavoro.

SUGA: Sto bene. Vado avanti anche con la terapia fisica. Ho fatto l’operazione lo scorso anno perché volevo essere in grado di tornare presto a lavorare. Non ho altro se non la musica.


Lo hai detto anche nell’intervista “BE-hind Story” su YouTube che non c’è altro per te da fare oltre alla musica.

SUGA: È vero. Ho provato a giocare ai videogiochi, ma non ho nessun talento per quello. Per la gente con cui gioco online è frustrante quando gioco. Voglio dire, mi impegno e ho ottenuto dei riconoscimenti nella vita, e comunque la gente mi colpisce violentemente nei giochi. (risate)


Mi chiedo se ci sia un gioco che tu possa fare meglio di quanto tu stia facendo nella tua carriera. Al momento sei da sei settimane al numero uno sulla Billboard Hot 100 [con “Butter” al momento dell’intervista]. (risate) Come ti senti in questi giorni?

SUGA: Quando siamo stati al numero uno per una o due settimane, ero tipo “Wow è incredibile!” Ma dopo la quinta e sesta settimana, abbiamo davvero iniziato a parlarne tra di noi: “Non ci credo”. Comunque, mi sento come se avessi una responsabilità. E penso che finirò a pensarlo ancora di più quando ci prepareremo per la prossima promozione. Anche se provo a godermi il momento e basta, non la sento appieno. Non possiamo lasciare il paese, e in più ci sono tanti altri problemi nel mondo che sono molto più importanti rispetto a quanto bene stiamo andando nelle classifiche.


Come hai detto, è una situazione difficile, in tutto il mondo. Come ti sento sul rilasciare “Permission to Dance”, col suo messaggio positivo, in questo momento preciso?

SUGA: Sembra che tutti nel mondo siano davvero stanchi di questa situazione che continua ad andare avanti. Volevo far arrivare un messaggio che dicesse alla gente di continuare a sperare fino alla fine. Mentre abbiamo rilasciato l’album BE in questa situazione, apparentemente senza nessuna certezza, credo che le cose ora stiamo lentamente migliorando. Non so se potremo tornare a come le cose erano prima, ma continuo a lavorare con la speranza che potremo tornare a una situazione che ricordi quella che avevamo prima.


Non sei stanco dello stato prolungato della pandemia?

SUGA: La vedo così, se perdi una cosa ne guadagni un’altra. Ho potuto vedere di più la mia famiglia dato che sono in Corea. In quel senso, mi sento più stabile, quindi non sono così stanco dallo sperare che le cose si aggiustino presto. Continuo a fare avanti e indietro tra lavoro e casa, e ho iniziato a riflettere su parti di me stesso che prima non conoscevo. Come del fatto che mi sento tranquillo quando finisco di lavorare a una certa ora. Mentre una volta andavo a dormire a una certa ora in base al lavoro del giorno dopo o dovevo svegliarmi presto, ora ho capito a che ora devo svegliarmi per essere certo di stare bene tutto il giorno. Quello che cerco nella vita è la stabilità emotiva, e non penso che ci sia niente di troppo emozionante o triste in questi giorni.


Che effetto hanno queste emozioni mentre lavori alla musica?

SUGA: Non hanno un grande effetto. Penso che influenzino il modo in cui scrivo le parole, un pochino, ma al momento non sto lavorando su nessun testo. Faccio musica da parecchio tempo, quindi penso sia possibile per me esprimere delle emozioni che non provo in quell’esatto momento. Ed è un bene che abbiamo rilasciato “Permission to Dance” in questo tipo di situazione.



Più che rappare, in “Permission to Dance” canti. Oltre al rap hai iniziato a cantare di più sia prima che dopo BE. Cosa hai imparato sulla tua voce?

SUGA: “Permission to Dance” è stata un po’ difficile. Non traccio una linea sul rappare e cantare, niente del genere, ma era diverso dal nostro solito stile, e le parti vocali erano anche un po’ altre. Quindi anche se ci è voluto un po’ di tempo per prepararla, ho lavorato sodo, e anche quando ho chiesto delle opinioni a dei musicisti più anziani mi hanno tutti detto “Va bene come stai facendo adesso. Non cercare di cantare meglio – canta solo di più.” Penso che la mia unica opzione sia cantare di più, come mi hanno suggerito.


Più lo stile va avanti, avete fatto un genere di musica pop più tranquilla. Ci sono state delle differenze come risultato di questi cambiamenti?

SUGA: Considerato tutto, l’inglese è stata la parte più difficile. Ho fatto attenzione alla pronuncia in “Butter” e in “Permission to Dance”. Non è stato facile catturare quella sensazione “smooth” nelle canzoni, quindi ho allenato la mia pronuncia un po’. E respiro molto di più mentre faccio una canzone in inglese, ma le parti rappate erano difficili per quello. C’è una chiara differenza dalle canzoni coreane, dato che l’inglese ha molte sillabe. Ma non ho un mio metodo per le parti vocali, quindi tendo a provare diverse cose.


Cosa ne pensi dei risultati dei BTS ottenuti in questo anno con “Permission to Dance” e “Butter”, e al cambio di stile del gruppo? Nell’arco di un anno avete rilasciato canzoni di uno stile diverso da MAP OF THE SOUL: 7 o BE.

SUGA: In quanto produttore. Penso che le reazioni siano importanti per un artista che lavora nel campo della musica popolare. Con questo in mente, parlando da produttore, “Dynamite”, “Butter” e “Permission to Dance” erano le scelte migliori. I gusti musicali sono diversi da paese a paese, e anche le culture sono diverse. Data la situazione, penso sia importante che noi siamo un gruppo che possa dare dei messaggi universali in tutto il mondo.


I BTS sono cresciuti e cambiati tanto, a partire da “No More Dream” fino a “Permission to Dance”.

SUGA: Penso sia un naturale corso degli eventi per quelli che fanno musica pop. Gli artisti mischiano e uniscono diversi generi mentre crescono, e la musica si sviluppa con le persone di quel periodo che la ascoltano. Sto ascoltando tanta musica ultimamente, e grazie al tempo in cui viviamo, mi vengono consigliate altre canzoni di uno stile simile. E dopo averle ascoltate, ho realizzato che anche lo stile dell’hip hop sta cambiando e si divide in diversi sottogruppi. A parte l’hip hop, ascolto anche molta musica strumentale. Mi è sempre piaciuta la musica di Hans Zimmer. È successo spesso che di un film che mi piaceva poi venivo a sapere che la colonna sonora era di Hans Zimmer.


Cos’è della musica di Hans Zimmer che ti cattura?

SUGA: Mi piace la musica orchestrale. Ci sono molte canzoni pop che devono stare sotto il tempo di tre minuti, e mentre è una specie di predeterminazione che siano sempre scritte con intro che siano lunghe quattro battute, la musica orchestrale può fare molto all’interno di questo tempo.


Ma come si vede nella canzone di IU, “eight”, in cui hai sia prodotto che partecipato, hai rotto la tipica composizione stilistica della musica pop e hai provato una progressione condensata. La composizione del ritornello è molto diretta.

SUGA: Sì. Ho insistito perché il flow venisse rotto all’improvviso a metà rispetto alle canzoni comuni, e mi aspetto che nel futuro più musica pop sarà così. E magari anche più corte più il tempo va avanti. Voglio dire, ci sono anche canzoni sotto i due minuti ultimamente.


In ogni caso, io ho percepito il ritornello in “eight” estremamente drammatico con la sua struttura e la melodia del ritornello. Ho anche pensato che fosse grandiosa, in scala. Diresti che stai cercando di mischiare il tuo gusto e le cose che vuoi fare nella struttura della musica pop?

SUGA: Come sai, io amo l’hip hop, quindi quando inizialmente facevo musica pensavo che avrebbe dovuto essere hip hop e basta e che dovevo essere orgoglioso delle mie idee e non accettare compromessi. Ma prendendo un po’ di esperienza direttamente nella musica pop, ho capito che puoi continuare ad essere testardo o inflessibile perché c’è gente che ti ascolta. C’è stato un periodo che facevo musica senza ascoltatori, prima di diventare un membro dei BTS. Ma se qualcuno mi chiedesse se ho smesso di essere testardo sulla musica che faccio in questi giorni, la risposta è no. Crescendo e diventando adulto ho realizzato che devi negoziare su quello che vuoi fare e il tipo di musica che il pubblico vuole senza compromettere niente. Quando mollo qualcosa che volevo fare, mi chiedo “Che cosa ne ricaverò?” Oppure l’opposto, quando voglio fare qualcosa, mi chiedo “Cosa posso ricavarne?” È così che mantengo l’equilibrio per arrivare dove sono ora.


Non hai scelta che pensare queste cosa quando lavori sui lavori di altri artisti, specialmente quando sei il produttore.

SUGA: Io sono SUGA dei BTS, e sono Agust D, e quando produco uso “by SUGA”. Ma quando si tratta di by SUGA, riesco a fare della perfetta musica commerciale. Sono il produttore di quelle canzoni, certo, ma la canzone è di qualcun altro, capisci? In quel caso, mi stanno commissionando un lavoro. Ma non penserebbero di lasciare tutto a SUGA. L’etichetta dell’artista deve pensare bene sul commissionare la mia produzione e considerare anche la mia situazione, e quelle persone devono sperare in qualcosa di commerciale. È la parte più importante del lavorare con esterni. Anzi, quel tipo di lavoro non è particolarmente un benefit per me, ad essere onesto. “Oh, sa fare anche quel tipo di canzoni”. Tutto qui. La cosa più di valore che posso ottenere è il riconoscimento e i record che l’artista o l’agenzia prenderebbero con la canzone.



Come hai detto nella tua precedente intervista su Weverse Magazine, quando hai parlato del tuo “interesse verso l’industria musicale negli USA”, sembravi costantemente pensare alle cose che gli arsisti possono fare nel panorama dell’industria musicale.

SUGA: Non lo so. È solo che sono sempre più certo dall’inizio della pandemia del tipo di persona che sono sempre voluto essere facendo musica. Quello lo so per certo, quindi voglio continuare a fare buona musica. E il mercato della musica pop è una cosa che è avanzata perché c’erano persone che ascoltavano, e c’è una lunga storia sul mercato musicale statunitense, e possiede le classifiche più influenti del mondo. Quindi ho pensato, “Non avrebbero dovuto passare anche loro tutto quello che abbiamo passato anche noi?” E davvero, ogni volta che parlo con altre pop star, la situazione è sempre simile. Gli Stati Uniti sono anche più realistici sui risultati commerciali rispetto a qualsiasi altro paese. Volevo un’immagine accurata di come lavorano quelle persone. Al momento, la diffusione della musica pop coreana è al massimo e abbiamo bisogno di più artisti per continuare ad emergere. Dal punto di vista di un produttore, se questa cosa potesse succedere, penso che la chiave sia come possiamo mischiare la nostra musica con le caratteristiche dell’industria musicale oltreoceano.


Come è stato essere in lista per i Grammy, una delle icone dell’industria musicale americana?

SUGA: Il sentimento è stato meno immediato perché non potevamo essere lì di persona, e non c’è stata molta differenza, ma l’esibizione mi ha fatto pensare “Questo è diverso, perché è per i Grammy”. Quello che ha cambiato la mia visione dalla prima volta che siamo andati ad una cerimonia di premiazione americana è che, la prima volta, ero spaventato dell’industria più grande del mondo. Ma se mi riguardo indietro, non penso di avere motivo per sentirmi così intimidito. Onestamente, solo ora ho iniziato a godermi le cerimonie di premiazione; una volta non ci riuscivo.


Non è esagerato dire che hai raggiunto la maggior parte delle cose ottenibili come artista nell’industria musicale. Quali passi sono necessari secondo te per gli artisti che seguiranno i BTS?

SUGA: Il modo in cui gli artisti lavorano sembra sempre difficile. Fanno delle apparizioni in diversi show musicali ogni giorno una volta che inizia il periodo di promozione, ciò significa che l’esaurimento che gli artisti affrontano è enorme, e la fatica a volte diventa un infortunio se si accumula. Quel tipo di show musicali sono solo per fini promozionali, quindi non è che gli artisti ne ricavino qualcosa. Inoltre, nonostante tutte le promozioni, non ci sono risultati visibili, quindi inevitabilmente si demoralizzano. Se possibile, sarebbe bello avere una delle performance di alta qualità, anche se è solo una, ma in questo ambiente penso sia abbastanza difficile. E dato che il nostro lavoro non rientra nel comune concetto di lavoro, ci sono confini ambigui quando si parla anche di problemi di protezione legale. Abbiamo bisogno di molti miglioramenti nell’industria e il suo sistema.


Vengono richieste molte cose per il successo, eppure il successo è estremamente difficile da ottenere.

SUGA: La cosa bella dell’etichetta con cui sono è che ascoltano le opinioni degli artisti. Io penso che sia noi che l’etichetta sappia fino a un certo punto quali tipo di attività vanno bene a fine commerciale. Ma la domanda è se il corpo può sopportarlo o no. Se la fatica si accumula mentre fai le attività di promozione, è difficile farle nello stesso modo di quando hai debuttato. In quel caso, penso che l’etichetta debba soddisfare attivamente le visioni dell’artista s cosa può o non può fare. Un comportamento tipo “Oh, vi abbiamo creato, quindi finché farete come diciamo funzionerà, quindi fatelo”, penso che non abbia senso. Ovviamente, devono esserci delle situazioni in cui l’etichetta deve spingere, è ovvio. Ma ho sentito che ci sono volte in cui un’etichetta di dice semplicemente “Fallo”, senza spiegazioni all’artista, o “Perché parli così tanto?”. Penso che sia il problema maggiore che sta distruggendo l’industria. Se vedi l’artista solo come un prodotto, come puoi fare qualcosa di creativo? Penso sia molto contradditorio chiedere alle persone di fare un’esibizione spensierata quando quello che stanno vivendo non è né divertente né spensierato.


Questo mi ricorda in qualche modo il video di “Daechwita”. Sullo schermo appari come sia un ribelle che un re, sembri diverso come la situazione di quando hai debuttato con i BTS ad adesso.

SUGA: C’erano molte cose che volevo fare in “Daechwita”, non solo musicalmente ma anche da un punto di vista visivo, e mi sono venute molte idee mentre riflettevo su chi sono come persona mentre lavoravo sul video musicale. Mi è venuto naturale dividere SUGA, by SUGA e Agust D. Il personaggio che interpretavo che non era il re era uno sconosciuto. Si svolge nell’era Joseon, ma ci sono anche macchine e pistole, che ovviamente non appartengono all’epoca. Penso che abbiamo vissuto le nostre vite così- Sin dal debutto, una porzione degli amanti dell’hip hop ci criticavano dicendo “Sono idol”. Ma allo stesso tempo, sentivamo cose come “Non sono idol”. Non sapevo su che strada viaggiare, quindi penso sia per questo che ogni nostro album ha preso una direzione diversa da quello che la gente si aspettava. Ma non penso di potermi più chiamare uno sconosciuto in questa situazione. Quindi in questi giorni il mio obbiettivo principale è continuare con i BTS per tanto tempo. Avere un grande pubblico ai concerti è bello, ma penso che il nostro obbiettivo sia di assicurarci che il gruppo possa fare musica anche mentre invecchiamo. Penso che al momento siamo pensando molto su come divertirci ed essere felici sul palco.


Cosa intendi quando dici musica divertente e felice?

SUGA: Penso che le persone siano più felici più io sono occupato, quindi ultimamente ho pensato di dovermi concentrare di più. Ho capito che dobbiamo fare il massimo che possiamo per gli ARMY dato che si sentono felici guardandoci, quindi spero che continuino a credere nei BTS e a seguirci.


Quindi è per questo che fai musica.

SUGA: È l’unica cosa che so davvero come fare. A parte la musica e i BTS, non vedo niente di speciale quando guardo questo Min Yoongi di 28 anni. Per questo voglio continuare a farlo.


Traduzione a cura di BTS Italia | @BTSItalia_twt (Sonia). Prendere solo con crediti.

Intervista Weverse.

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