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[TRAD ITA] Esquire Magazine Novembre 2020

Aggiornamento: 10 mar 2021

L’Infinito Ottimismo dei BTS

Il gruppo più famoso del mondo ha scalato le vette del pop, ridefinito la fama e sfidato la mascolinità tradizionale. Questi sono i ragazzi di venti-e-qualcosa anni dietro a tutto ciò. E questo è quello che vogliono adesso.





È la mattina del Chuseok, la festa del raccolto coreana simile al Ringraziamento, e i sette membri dei BTS normalmente sarebbero a casa delle loro famiglie, a mangiare una tradizionale zuppa di gnocchi di riso dal nome di tteokguk. Invece Jin, 28; Suga, 27; j-hope, 26; RM, 26; Jimin, 25; V, 24 e Jungkook, 23, stanno lavorando. Si stanno allenando. Perfezionando la loro coreografia. Tra qualche giorno i musicisti più famosi al mondo si esibiranno nel concerto in live stream che, per adesso, dovrà sostituire l’enorme tour per cui si erano preparati nella prima metà dell’anno. In questo momento, sono seduti alla sede centrale della Big Hit Entertainment a Seoul. Corea del Sud, la casa che hanno costruito loro, vestiti per lo più in bianco e nero, pronti a rispondere alle mie domande. Sono molto cortesi a riguardo. E intontiti.


Prima che abbia finito di parlare con loro per questo articolo, i BTS avranno avuto le canzoni alla prima e seconda posizione della Billboard Hot 100, un’impresa che è stata compiuta solo una manciata di volte nella sessantina di anni in cui è esistita la classifica. Il loro prossimo album, BE, verrà rilasciato tra poche settimane e speculazioni sul disco, la tracklist e sul messaggio dilagano su tutto il web. I BTS sono, per usare un eufemismo, giganteschi.


C’è qualcosa nella completa dominazione del mondo che riesce a solidificare davvero un’amicizia. Quello che i salta all’occhio, mentre entro in contatto con i membri dei BTS, è quanto si sento a loro agio l’uno con l’altro. La tensione ha i suoi modi di rendersi manifesta -anche attraverso Zoom, anche attraverso un interprete. Qui non ce n’è traccia. Sono rilassati come lo sarebbe una famiglia: si rilassano con le braccia attorno alle spalle degli altri, si tirano le maniche a vicenda e si sistemano i colletti. Quando parlano l’uno dell’altro, lo fanno con gentilezza.


“Jimin ha una particolare passione per il palco e pensa moltissimo alle esibizioni e, un questo senso, ci sono molte cose da imparare da lui.” dice J-Hope. “Nonostante tutte le cose che ha ottenuto, dà ancora il massimo e porta in tavola sempre idee nuove e voglio davvero rendergli merito per questo.”


“Grazie per aver detto tutte queste cose su di me”, risponde Jimin.


L’attenzione di Jimin si sposta su V, spiegando che V è “amato da molta gente” e descrivendolo come uno dei suoi migliori amici. Suga si lancia nella discussione, rivelando che Jimin e V sono quelli che litigano di più nel gruppo. V risponde: “Non litighiamo da 3 anni!”. Spiegano che adesso questo titolo spetta a Jin e Jungkook, il membro più vecchio e quello più giovane. “Comincia tutto come uno scherzo, ma dopo diventa serio”, dice Jimin.


Jin concorda e racconta come sono le loro litigate. “Perché mi hai colpito così forte?” dice, prima di imitare la risposta di Jungkook: “Non ti ho colpito così forte”. E così cominciano a colpirsi. Ma non così forte.


Dall’inizio della loro carriera i BTS hanno dimostrato un certo livello di sicurezza nella loro immagine, le loro esibizioni e i loro video. È scritto proprio lì nel loro stesso nome: BTS sta per “Bangtan Sonyeondan”, che si traduce in “Ragazzi a prova di proiettile”. Ma con l’aumento della loro fama nei mercati occidentali, l’acronimo è stato riadattato a “Beyond the Scene!, che la Big Hit ha descritto come “simboleggiante la gioventù che non si accontenta della loro realtà attuale ma che invece spalanca le porte e va avanti per riuscire a crescere.” E il loro affetto uno verso l’altro, la loro vulnerabilità e l’apertura emotiva nelle loro vite e nei loro testi, mi colpisce come molto più matura e mascolina di quella mascolinità spasmodica, perennemente definita da dei parametri e dai toni ben precisi che i ragazzi americani forzano sé stessi ed i loro pari a rappresentare. Sembra il futuro.




“C’è questa cultura in cui la mascolinità è definita da alcune emozioni o caratteristiche. Non mi piacciono molto queste espressioni”, mi dice Suga. “Cosa vuol dire essere mascolino? Le condizioni di una persona cambiano di giorno in girono. Alcune volte sei in una buona condizione, a volte non o sei. Basandoti su questo ti fai un’idea della tua salute fisica. E la stessa cosa si applica a livello mentale. A volte sei in un buono stato, altre no. Molti fingono di stare bene, che non sono “deboli”: come se quello rendesse una persona debole. Non credo sia giusto. Le persone non direbbero che uno è debole se la sua forma fisica non è al massimo. La società dovrebbe essere più comprensiva.”


Quando sento queste parole nell’Ottobre 2020, dalla mia casa in una nazione il cui presidente sta attivamente cercando di convincerci che sono i deboli muoiono di COVID -19, beh, anche questo sembra il futuro.

Se state considerando solo ora di avvicinarvi ai BTS, è naturale sentirsi sopraffatti semplicemente dalla quantità di roba che c’è su di loro. È un po’ come dire, esattamente in quest’istante, “Vediamo cosa sono questi fumetti Marvel”. Nell’era dello streaming, i BTS hanno venduto più di venti milioni di copie fisiche tra i loro quattordici dischi. I loro cicli tematici di più album, The Most Beautiful Moment in Life, Love Yourself e Map of the Soul, si sono sviluppati attraverso più album ed EP. Ci sono collaborazioni con varie marche, inclusa una collaborazione con uno smartphone dei BTS con la Samsung. C’è una sere di cortometraggi e video musicali chiamati BU, o BTS Universe, e un universo animato chiamato BT21, dove sono tutti rappresentati da degli avatar senza genere. Il loro fanbase, conosciuto come ARMY, è un movimento culturale di per sè.





“Dynamite”, il loro primo singolo in lingua inglese e la loro prima numero uno americana, è puro pop euforico. Splendente e gioioso. Quello che li differenza dai loro pari, e da molti altri cantanti pop che hanno raggiunto la fama mondiale prima di loro, è quello che è successo prima. Sotto il luccichio e il ritmo c’è sempre stata una risoluta analisi delle emozioni umane. I loro testi cercano di sfidare le convenzioni della società - di metterle in dubbio e persino denunciarle. Il primo singolo dei BTS, “No More Dream”, rivelato al loro showcase di debutto a giugno 2013, si preoccupa della pressione che gli studenti coreani devono affrontare per conformarsi ed avere successo. Secondo Suga, testi sulla salute mentale dei giovani erano per lo più assenti nella musica pop coreana. “La ragione per cui ho comincia a fare musica è perché sono cresciuto ascoltando testi che parlano di sogni, speranze e tematiche sociali.” mi dice, “mi vengono semplicemente naturali quando faccio musica.”


L’iniziale ambizione di Suga di fare musica, non comprendeva affatto essere in un gruppo. Circa dieci anni fa, a Daegu, la sua città natale e la quarta più grande della Corea, ha cominciato a registrare tracce rap underground sotto lo pseudonimo Gloss, ascoltando e imparando dai primi lavori del compositore e produttore Bang Si-hyuk, conosciuto come Hitman Bang. Bang è il fondatore e CEO Della Big Hit Entertainment. Nel 2010 Suga, uno studente di terza superiore, si è trasferito a Seoul per unirsi alla Big Hit come rapper e produttore. Dopo Bang gli ha chiesto di diventare parte di un gruppo, immaginandosi degli artisti Hip Hop, assieme alle nuove reclute della Big Hit: RM e J-Hope. I ragazzi chiamano questa la “fase uno” del loro sviluppo.

“All’epoca non credo che la nostra etichetta sapesse davvero cosa fare con noi” dice RM. “Ci hanno semplicemente lasciato fare, avevamo alcune lezioni, ma ci rilassavamo anche ed a volte componevamo musica”.


Diventò via via più intenso. La famiglia si allargava, a volte per caso.


V accompagno un amico ad un casting della Big Hit a Daegu per supporto morale e finì per essere lui quello scelto a quella sessione.


Jungkook fu messo sotto contratto in una frenesia post-eliminazione dal talent show Superstar K: ha vagliato offerte da numerose agenzie prima di scegliere la Big Hit perché era rimasto colpito dal rap di RM.


Jimin era uno studente di danza e rappresentata di classe per nove anni consecutivi alla sua scuola di Busan, ha fatto le audizioni per volere di un suo insegnante.

E dopo, a sentire lui, Jin è stato scelto per strada. “Stavo solo andando a scuola” dice. “Qualcuno dell’agenzia mi ha fermato, tipo ‘Oh, è la prima volta che vedo qualcuno così bello’. Mi ha proposto un incontro di lavoro.”





“La fase due comincia quando abbiamo ufficialmente iniziato il difficile periodo di allenamento.” dice J-Hope. “Andiamo cominciato a ballare, e direi che il nostro tram building è cominciato da lì.”


A scuola di giorno, ad allenarsi di notte. “Dormivamo durante le lezioni.” , dice V.


“Io dormivo in sala prove” ribatte J-Hope.


Hitman Bang li mise sotto una pressione tutto sommato leggera. Ed incoraggiò i ragazzi a scrivere e produrre la loro musica, ad essere onesti sulle loro emozioni nei testi. C’è una registrazione di Suga dove dice che nessun album dei BTS sarebbe completo senza una traccia che analizza la società.


Eppure nel loro prossimo album. BE, stanno mettendo questa affermazione da parte. Anche questo ha un proposito più ampio che si collega alla salute mentale: RM, il rapper principale del gruppo, dice: “Non credo che quest’album avrà delle canzoni che criticano problematiche sociali. Tutti stanno attraversando un momento difficile, quindi non credo che ci saranno canzoni così aggressive.”


Nonostante le nuove regole per il COVID-19 gli impediscono di venire qui e promuovere BE, il suo primo singolo avrebbe potuto non vedere mai la luce se non fosse stato per la pandemia. “Dynamite non sarebbe uscita se non ci fosse stato il COVID-19.” dice RM. “Per questa canzone volevamo fare una cosa tranquilla, semplice e positiva. Non qualcosa con sensazioni profonde o ombre.Volevo solo fare qualcosa di semplice.”


Jin concorda. “Stavamo cercando di far passare un messaggio di conforto e guarigione per i nostri fan.” Fa una pausa. “La dominazione del mondo non era nei nostri piani quando abbiamo rilasciato Dynamite.” La dominazione del mondo a volte succede e basta. Si capisce.






Map of the Soul ONE è andato in onda tramite la loro piattaforma online per i fan ed ha attratto quasi un milione di spettatori attraverso 191 nazioni. I ragazzi dicono che cercano di non pensare all’enormità della cosa. J-Hope aggiunge: “Mi sentivo un po’ più nervoso sapendo che veniva traspose o dal vivo. In realtà mi sento meno nervoso se devo esibirmi in uno stadio”. Jin ribatte con un sorriso, “J-Hope, nato per esibirsi negli stadi.”





La grafica del titolo include due punti tra la N finale la E, facendolo apparire come On:E e, mentre lo guardo in diretta, seduto nel mio ufficio alle tre di notte con le cuffie isolanti e una caffettiera fumante, sembra proprio che sta guardando Map of the Soul on E (modo di dire dello slang americano che indica l'essere eccessivamente entusiasti per una cosa ndr). È un’esplosione di colori e stile e passione, attraverso quattro palchi giganteschi, dalla spavalderia alcolica di Dionysus all’introspezione emo-trap di Black Swan. Non c’è un passo, un gesto, un capello che sia fuori posto. Se c’è del nervosismo, non si nota affatto.


Alla fine di Map of the Soul One, c’è anche una versione intima della loro traccia del 2017 “Spring Day”, che racchiude ciò che ha fatto davvero notare i BTS. Sulla superficie parla di aver amato ed aver perso in modo non specifico, della nostalgia per il passato. “Credo che quella canzone mi rappresenti davvero” dice Jin. “Mi piace ripensare al passato e perdermici”.





Va bene, ma c’è un’innegabile allusione, sia nel video che nella copertina dell’album, ad uno specifico incidente della storia recente coreana. “Spring Day” è stata rilasciata giusto qualche anno dopo il naufragio del traghetto Sewol, uno dei disastri marittimi più grandi della nazione, in cui un traghetto controllato con scarsa cura e riempito con troppe persone si è capovolto durante una virata stretta. Centinaia di studenti delle superiori sono annegati, avendo ubbidito agli ordini che gli dicevano di stare nelle loro cabine mentre la nave stava affondando. Secondo alcuni resoconti, il governo Sud Coreano ha cercato attivamente di mettere a tacere le personalità del mondo dello spettacolo che ne parlavano, con il Ministero dell’Educazione coreano che è arrivato a bandire i fiocchi gialli commemorativi, simbolo dell’evento, dalle scuole. Gli chiedo se parla di un evento triste nello specifico, e Jin mi dice: “Parla di un evento triste, come hai detto, ma parla anche di nostalgia.” La canzone ha tenuto il disastro in cima ai pensieri dei giovani coreani e dei media, portando indirettamente all’impeachment ed alla rimozione dall’incarico dell’allora presidente Park Geun-hye.




Se un lento vascello sovraffollato, con scarsa manutenzione, che si capovolge per un’incosciente virata a destra vi sembra in qualche modo simbolico per la nazione in cui i BTS stanno per diventare ancora più famosi, non lo sentirete certo da loro. “Siamo degli outsider - non possiamo davvero esprimerci su quello che sentiamo riguardo agli Stati Uniti” dice V. Ma le loro azioni parlano chiaro: in seguito all’omicidio di George Floyd e le sequenziali proteste in America, il gruppo ha donato un milione di dollari con la Big Hit Entertainment a Black Lives Matter, donazione che è stata corrisposta dagli ARMY.





I fan offrono un’affascinate inversione della stan culture; piuttosto che bullizzare i rivali come molti altri fanbase appassionati fanno, gli ARMY hanno trasformato in azioni il messaggio positivo della musica. Il loro attivismo va in profondità. Attraverso micro-donazioni hanno ripiantato foreste pluviali, adottato balene, fondato centinaia di ore di lezioni di danza per i giovani del Rwanda e raccolto fondi per sfamare i rifugiati LGBTQ in tutto il mondo. Mentre i fan del pop di una generazione fa avrebbero mandato degli orsetti di peluche o dei biglietti ai loro idoli per il compleanno, mentre cinque anni fa avrebbero promosso un hashtag per far aumentare il numero di visualizzazioni su Youtube, per il compleanno di RM a Settembre, il raggruppamento internazionale di fan One in Army ha raccolto più di 20.000$ per delle scuole notturne digitali, al fine migliorare l’accesso all’istruzione dei bambini nelle aree rurali durante la crisi del COVID-19. Gli ARMY potrebbero anche essersi intrufolati nella conversazione a riguardo le elezioni presidenziali del 2020, quando centinaia di biglietti per il rally di Trump a Tulsa sono stati arraffati online a Giugno. La presenza all’evento in realtà fu pateticamente bassa. Nessuno in particolare si è presto il merito per questa presa in giro di altissimo livello, ma un video che esortava i fan dei BTS a prendere parte all’evento a ottenuto centinaia di migliaia di visualizzazione. Non abbiamo nessuna scelta se non essere fan di questo fanbase.





La loro relazione è intensa. “Noi e gli ARMY ci carichiamo a vicenda” dice RM “Quando ci sentiamo esausti e sentiamo le notizie da tutto il mondo, i programmi di tutoraggio e le donazioni ed ogni cosa buona, ci sentiamo responsabili per tutto questo.” La musica potrà aver ispirato questo ottimo lavoro, ma l’ottimo lavoro ispira la musica. “Dobbiamo essere più grandi, dobbiamo essere migliori”, continua RM. “Tutti questi comportamenti ci influenzano ad essere persone migliore, prima di essere artisti e musicisti."


Eppure, per ogni devono membro degli ARMY, c’è qualcuno che guarda oltre ai BTS. Jimmy Fallon, il cui Tonight Show ha ospitato il gruppo per una settimana intera l’autunno passato, era una di quelle persone. “Di solito quando un artista sta diventando famoso, sento parlare di loro molto prima. Con i BTS, sapevo che avevano un grandissimo slancio e non avevo mai sentito parlare di loro.”





Ecco un pensiero che era molto divertente per me: c’erano alcuni del pubblico del The Ed Sullivan Show il 9 Febbraio 1964 che non erano lì per vedere i Beatles. Elvis era al militare, Buddy Holly era morto e i tra album alla numero uno nei mesi prima di Meet the Beatles! furono: un disco comico di Allan Sherman, la registrazione del cast originale di West Side Story e Soeur Sorire: La suora cantante. L’America si era lasciata il rock’n’roll alle spalle per il momento e, con la cultura frammentata e senza una meta, non era certa di cosa usare per rimpiazzarlo. È possibile immaginare che una persona giovane, ragionevolmente al passo con i tempi e culturalmente consapevole potesse aggiudicarsi un biglietto per lo show di quella settimana, mettersi comodo nel suo seggiolino, e dire: “Avanti con un medley dei numeri del musical di Broadway Oliver! e il fenomeno del banjo Tessie O’Shea.”


L’istinto ci direbbe di ridere di quella persona, ed è un istinto corretto, perchè che idiota.


E dopo diventi quella persona.





A volte c’è un intero universo accanto al tuo, che esplode di colori che sei troppo testardo per vedere, ondeggiante con una gioia che credi che sia per qualcun altro, con un ritmo che credevi di aver messo di ballare. I BTS sono la cosa più grande del pianeta in questo momento, eppure il compito di presentarli a qualcuno di nuovo, soprattutto in America, sembra non essere mai finito. Magari è perché sono adorati da delle adolescenti urlanti e viviamo in una società talmente patriarcale da dimenticare che le adolescenti urlanti hanno quasi sempre ragione. Magari è la divisione culturale, in un momento in cui la nostra nazione prova talmente poca vergogna per la propria xenofobia da scomporsi quando deve premere 1 per la lingua Inglese. Magari è la barriera linguistica, come se comprendessimo una qualunque parola cantata da Michael Stipe prima del 1989.


Qualunque sia il motivo , il risultato è che potremmo perderci un cambiamento paradigmatico ed un momento storico di grandezza del pop.






Se sembra che i BTS siano cauti con le parole in pubblico, è perché -forse già di ogni altro gigantesco artista pop della storia- lo devono essere. Poco dopo il nostro secondo incontro, i BTS sono stati insigniti del premio Generale James A. Van Fleet dall’associazione a base americana Korea Society, per il loro eccezionale contributo nel far avanzare le relazioni tra Stati Uniti e Corea. Nel suo discorso i ringraziamento, RM ha detto: “Ricorderemo sempre la dolorosa storia che le nostre due Nazioni hanno condiviso e i sacrifici di innumerevoli uomini e donne”, una dichiarazione che sembrerebbe il più diplomatica possibile. Ma dato che non ha menzionato i soldati Cinesi che sono morti nella Guerra di Corea, non andava bene. Lo smartphone dei BTS della Samsung è scomparso dai negozi multimediali cinesi, la Fila e la Hyundai hanno dovuto ritirare le pubblicità con il gruppo in Cina e il giornale nazionalistico Global Times li ha accusati di aver urtato i sentimenti dei cittadini cinesi e di aver negato la storia. Gli hashtag “I BTS hanno umiliato la Cina” e “Non ci sono idol che vengono prima della mia Nazione” hanno cominciato a trendare sul social-media Weibo. La pressione non è poca.





Anche come il gruppo pop numero uno al mondo, anche con il loro impegno incessante, anche on le decine di milioni di fan adoranti che ridefiniscono il concetto di “fan adoranti” letteralmente risanando il pianeta in nome loro, questi ragazzi soffrono ancore della sindrome dell’impostore. RM spiega: “Ho sentito che c’è questo complesso della maschera. Il 70% delle persone definite di successo ce l’ha, a livello mentale. Praticamente è il sentirsi come se si avesse una maschera sul viso e si ha paura che qualcuno tolga questa maschera. Anche noi abbiamo queste paure. Ma, come ho detto, è il 70%, quindi credo che sai molto naturale. A volte è una condizione per avere successo. Gli esseri umani sono imperfetti, e noi abbiamo questi difetti e queste imperfezioni. Ed un modo per affrontare tutta questa pressione è ammettere le proprie ombre.”


La musica aiuta. “Quando scriviamo le nostre canzoni e i testi, studiamo queste emozioni, siamo consapevoli di questa situazione e ci relazioniamo ad essa da un punto di vista emozionale” dice J-Hope. “Ed ecco perché quando una canzone esce, l’ascoltiamo e anche noi troviamo sollievo da quella canzone. Credo che anche i nostri fan sentano queste emozioni, forse anche di più di noi, e credo che siamo un’influenza positiva uno sull’altro.”


Se c’è una cosa che stanno sacrificando, oltre al tempo libero e la possibilità di poter parlare liberamente senza che il Ministero degli Esteri Cinese rilasci una dichiarazione ufficiale, è una vita sentimentale. Quando gli chiedo se frequentano qualcuno, rispondono con domande vicendevoli vaghe come: “E tu?” “Hai tempo per farlo?” e “Ci riesci?” e la risposta a tutte è piuttosto chiara: “No.”. “La cosa più importante per noi al momento è dormire” insiste Jungkook. Suga coglie la palla al balzo: “Vedi le mie occhiaie?” Non posso, perché non ci sono, perché la pelle perfetta si riesce a vedere anche attraverso Zoom quando c’è un oceano tra di noi.





Quindi non si stanno, almeno pubblicamente, frequentando con qualcuno. Se c’è una forte relazione che ha guidato il loro viaggio nell’età adulta, è con la Big Hit. “La nostra agenzia ha cominciato con venti, trenta impiegati, ma adesso ce ne sono così tanti.” dice RM. “Abbiamo i nostri fan ed abbiamo la nostra musica. Quindi abbiamo un sacco di cose di cui siamo responsabili, da proteggere.” Ci pensa per un attimo. “Credo che questo sia essere adulti”.


“La nostra vita sentimentale -ventiquattr’ore al giorno, sette giorni su sette- è con gli ARMY di tutto il mondo” aggiunge RM.


In un mondo che è determinato ad asfaltare qualunque cosa conscia immediatamente riconoscibile all’ascoltatore pop medio, quando si tratta di familiarizzare con la cultura Coreana, i BTS decisamente non vogliono prenderti per mano. Mentre la prima canzone nella sera uno della loro settimana al Tonigh Show è stata un’allegra ma aspettata ripresa di “Dynamite” con Fallon e i The Roots, hanno sfidato la sorte con la seconda performance.


Come mi ha detto un mio amico, un trentatreenne fan dei BTS di Los Angeles, “La seconda canzone con cui si sono esibiti è stata ‘IDOL’” dall’album del 2018 Love Yourself: Answer, “che celebra l’identità coreana. Si sono esibiti davanti Gyeongobkgung Palace di Seoul ed hanno indossato abiti ispirati ai vestiti tradizionali coreani, gli hanbok. Era quasi tutta in coreano, quindi sembrava incredibilmente sovversiva. Da fan lo interpreto come: Dynamite è stato un invito, questo è chi siamo e questa è casa nostra.”


“Ero un po’ preoccupato che le persone potessero non capire”, dice Fallon. “Ero tipo: ‘Non c’è niente di inglese qui’. Ma quello che vedi è puro potere da star. Puro talento. Immediatamente ho pensato: Oh, qui c’è tutto quello che serve. Se hai tutto questo potere, trascendi la lingua.”


La musica popolare Americana del ventunesimo secolo è la più frammentata da…beh da quando Allan Sherman, Leonard Bernstein e Stephen Sondheim e la Suora Cantante lottavano per il primo posto. La monocoltura che i Beatles hanno aiutato a portare ha esalato il suo ultimo respiro. Ognuno di noi è il PR della nostra radio personale, lasciando che le nostre abitudini passate e gli algoritmi dei servizi di streaming ci offrano qualcosa di vicino a quello che vogliono. Che è fantastico, a parte il fatto che momenti immensi potrebbero sfrecciare esattamente oltre il nostro orecchio. Ognuno di noi, anche se abbiamo più informazioni dei nostri genitori alla nostra età, possiamo perderci qualcosa di eccellente, che definisce un’era. Particolarmente se la radio è la nostra playlist di Spotify Discover Weekly, o il canale di Pandora basato sulla band di cui indossavamo le magliette all’università. Possiamo lasciarci sfuggire un momento se il nostro modo per passare il tempo è fare un’abbuffata di Netflix e l’ora del Tonight Show la passiamo guardando ancora un episodio prima di andare a letto. Ma non dovremmo. “Onestamente, credo che sia la storia questa che stiamo vivendo con i BTS.” Dice Fallon. “È il gruppo più grande che ho visto da quando ho cominciato lo show, decisamente.”






C’è anche il piccolo dettaglio che, al contrario dei Beatles e di ogni altra sensazione globale che ha sfondato in America, i BTS non devono particolarmente disturbarsi. Sono famosissimi in tutto il mondo. Grazie al recente IPO della Big Hit Entertainment, di cui ogni membro è partner, adesso sono incredibilmente ricchi (Hitman Bang è il primo magnate dell’intrattenimento coreano a diventare miliardario). A cosa serve una cultura che declina un artista pop in così forte ascesa? “Quando sognavo di essere un artista, ascoltavo musica pop e guardavo i premi degli Stati Uniti. Essere un artista di successo ed essere famoso negli stati uniti è, ovviamente, un grande onore come artista”, dice Suga. “Ne vado molto fiero”.




Stanno emergendo in una nazione che o li osanna o non riesce a notarli. Quindi, credono che siano abbastanza rispettati in America? “Come si può avere il rispetto da tutti?” Chiede Jin. “Credo che sia abbastanza riceverlo da chi ci supporta. È simile ovunque nel mondo. Non ti possono piacere tutti e credo che sia davvero abbastanza essere rispettati da chi ti ama davvero.”


Suga concorda: “Non puoi essere sempre a tuo agio, e credo che sia parte della vita. Onestamente, siamo abituati a non essere molto rispettato da quando abbiamo cominciato. Ma credo che questo gradualmente cambi, che sia negli Stati Uniti o da altre parti del mondo, via via che facciamo sempre di più.”


C’è, senza ombra di dubbio, un colossale, inconfondibile segno di rispetto per un musicista: un Grammy. Sono stati nominati solo una volta, ed anche allora era per il miglior packaging di un album. Ma hanno messo gli occhi su un grosso obiettivo per l’anno prossimo. RM la butta lì: “Vorremmo essere nominati e magari ricevere un premio”. Trascinare i canuti, retrogradi e focalizzati sull’occidente Grammy nel meraviglio mondo globale del presente attraverso la pura forza di volontà, talento e duro lavoro? Sono successe cose più strane. “Credo che i Grammy siano l’ultima parte, come la tappa finale di tutto il viaggio Americano” dice con un sorriso. “”Quindi sì, vedremo”.


Il sigillo di approvazione della Recording Academy è una cosa, ma i BTS hanno già conquistato il mondo, preso in giro tiranni , ispirato singoli fan ad intraprendere piccoli e raggiungibili atti di attivismo che hanno collettivamente cominciato a salvare il pianeta, sfidato la mascolinità tossica comandando con vulnerabilità e, lungo la strada, sono diventati multimiliardari ed idol internazionali. Se i Grammy stanno prestando attenzione o meno, porta più o meno quanto quello che pensava di vedere il pubblico di Ed Sullivan quella notte del 1964. I BTS hanno già vinto


Traduzione a cura di BTS Italia (Fab).

Prendere con crediti.

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