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Intervista Weverse - RM

Aggiornamento: 9 gen 2023

RM: “Trascorro molto tempo a riflettere su dove io sia in questo momento.”

La storia del nuovo album dei BTS, BE, è iniziata il 17 aprile 2020 quando il membro del gruppo RM ne ha annunciato la produzione sul canale YouTube BANGTANTV. Durante i sette mesi che seguirono fino al giorno del rilascio dell’album, la mente di RM è rimasta occupata, con pensieri che scorrevano in un flusso incessante.


Come ti senti riguardo all’approccio particolare che avete adottato per realizzare il vostro nuovo album, BE?

RM: Gli altri membri mi sono stati di grandissimo aiuto. I miei testi sono riusciti a rientrare nell’album, ma la musica che ho composto no, perciò sono molto grato al gruppo per la musica. Come dire? Penso che tutti stiano facendo un ottimo lavoro. Ci sono numerosissime parti nelle canzoni per le quali sento di essere indebitato nei loro confronti. “Stay” originariamente sarebbe dovuta essere la title nel mixtape di Jung Kook, ma è piaciuta molto a tutti ed erano tutti d’accordo sul metterla nell’album. Giusto per dire quanta influenza hanno avuto i membri. Sono contento che la mia idea della stanza sia stata scelta per ideare le foto dell’album. Siccome stiamo trascorrendo molto tempo nelle nostre stanze a causa del COVID-19, abbiamo avanzato l’idea di decorare una stanza ognuno nel proprio stile. Non ricordo di preciso (ride) ma credo di essere stato io ad averci pensato. Ho ideato una stanza comoda, una che fosse moderna e che desse calore perché è quello che preferisco.


C’è un dipinto al centro e dei modellini distribuiti in maniera simmetrica.

RM: I modellini sono parte della mia collezione personale. Volevo mostrare uno dei miei dipinti, ma non c’è stato modo. Però in ogni caso, quelle due sono le cose a cui tengo di più al momento, quindi ho fatto in modo che anche la stanza incarnasse quel che avrei desiderato avere.

È ampiamente noto il tuo amore per l’arte e che frequenti mostre, ma come ti senti quando guardi l’arte a casa tua o in altri spazi in cui non ci sono altri individui, come nell’album art?

RM: Qualcuno disse, “Non è necessario che tu acquisti questo dipinto; ti appartiene finché lo stai ancora guardando.” È il mio slogan preferito ultimamente. Quel che ho più invidiato dei pittori era che, anche in seguito alla loro morte, le loro opere fossero appese da qualche parte, magari anche in un altro paese, e che continuassero a definire quello spazio. Anche i musicisti lasciano alle spalle le loro canzoni e i loro video, ma è solo tramite le belle arti che gli spettatori nel futuro sono davvero in grado di incontrare gli artisti del passato. Sono invidioso del fatto che questo sia possibile solo per i pittori. Ultimamente sto cercando di trovare spazi in cui io possa avere esperienze di osservazione più rilassate.


È legata tutta un’esperienza a riguardo, dal momento in cui ti prepari per uscire di casa fino al momento in cui sei effettivamente di fronte all’opera d’arte nella galleria.

RM: È perfetto secondo me. C’è l’arte che puoi tenere a casa e poi c’è l’arte che dovrebbe essere sempre vista nei musei.


Secondo te, quel genere di esperienza, che effetto ha sulla tua musica? Non hai composto nessuna delle canzoni, ma hai invece partecipato nel redigere i testi di tutte le tracce. Quell’esperienza ha influenzato la tua scrittura in qualche modo?

RM: Credo mi abbia aiutato a sviluppare un modo di pensare che attivasse l’utilizzo di tutti i sensi. Un tempo ero adattato alla forma discorsiva e mi concentravo più sull’utilizzo degli aspetti linguistici e uditivi, mentre ora riesco ad analizzare i miei pensieri da molti più punti di vista. È per questo che attualmente sto trascorrendo più tempo a studiare arte. Sto aspettando il giorno in cui verrà a galla tutto quanto, come quando dipingi la base sulla tela ripetutamente e ne riaffiora il colore. È difficile rispondere in una parola sola se abbia un’influenza diretta sul mio lavoro o meno, ma penso che chi crea musica sviluppa un modo di vedere il mondo attraverso la propria esperienza personale e il suo percorso creativo. I pittori espongono in maniera naturale la loro arte durante un lungo periodo di tempo. Penso che questo mi abbia aiutato a guardare il mondo come un’unica, lunga e continua pennellata. Quindi ora è diventato un po’ impegnativo per me scrivere canzoni ultimamente. Sono diventato più ponderato.

Perché è così impegnativo?

RM: Ero solito avere numerosissime idee traboccanti tanto che mi era difficile selezionarne una. Perciò le accatastavo una sopra l’altra come si fa con una torre di Jenga e mi mettevo a riflettere su quali rimuovere. Però ora mi risulta difficile anche solo aggiungere un mattoncino alla torre. Non so per certo quale possa essere il motivo, ma quando vedo questi artisti dei quali le opere prendono un lasso di tempo pari a quello della loro vita, percepisco che il ritmo della mia creatività stia rallentando sempre di più. Questa è la fonte del mio dilemma. Ho solo 27 anni. Devo ancora girovagare e inciampare un altro po’. Sto semplicemente cercando di imitare quello che fanno gli artisti delle belle arti? O forse i BTS hanno vissuto così tante esperienze negli ultimi sette anni che è arrivato il tempo per noi di prenderci una pausa? Ho così tante domande in testa, sento che i miei capelli stiano sbiancando. Per questo motivo nessuna delle mie canzoni fa parte dell’album. Ne ho scritte alcune, ma erano troppo personali per poterle utilizzare in quel contesto. Non posso dire di amarmi particolarmente in questo stato, ma devo vedere fino alla fine dove mi porterà questa strada e trovare la risposta.


Forse è per questo motivo che il tuo rap ha spostato il suo punto di appoggio sul testo più che sul trend o sulla musicalità. Enfatizza più il sentimento dietro le parole che un determinato formato o ritmo.

RM: Esattamente. Nel… era il 2017? Pdogg stava parlando con me, Yoongi e Hobi sul nostro stile e ha detto “Namjoon, sembra che tu stia diventando un paroliere” e mi è davvero rimasta impressa come cosa. Mi sorgono molti pensieri ultimamente mentre guardo Show Me The Money o mentre ascolto canzoni hip hop presenti nelle classifiche Billboard. La mia musica è iniziata tutta incentrata sulla mia vita come rapper, quindi trascorro molto tempo a riflettere su dove io sia in questo momento.


Quindi hai iniziato a chiederti chi tu sia come musicista?

RM: Ho di nuovo ascoltato il settimo album di Lee So-ra oggi. Continuo a cambiare idea ma, se dovessi scegliere tra il suo sesto e il suo settimo album, direi che preferisco un po’ di più il settimo. Poi passo ad ascoltare le canzoni più popolari su Billboard e mi sento un po’ destabilizzato. Uhm… C’è una cosa che Whanki Kim ha detto che mi occupa la mente ultimamente: dopo essersi trasferito a New York, ha accolto lo stile di artisti come Mark Rothko e Adolf Gottlieb, però poi ha detto, “Sono coreano, e non riesco a fare nulla di non coreano. Non riesco a fare nulla al di fuori di questo, perché sono un forestiero.” E anch’io continuo a pensare in quel modo. Questa è la mia principale preoccupazione, ultimamente.

Si riesce a percepire in BE. In quanto i membri prendono parte in ruoli più prominenti come compositori e produttori, caratteristiche della musica coreana di un tempo – il genere di musica che probabilmente eri solito ascoltare alle medie e alle superiori – sono entrate gradualmente nel vostro suono. Ma la vostra musica non è di quell’era e sembra più pop, ma non allo stesso tempo non esattamente.

RM: Il suono deve addirsi all’intero album quindi non ho potuto incorporare quel sentimento nelle canzoni dei BTS, ma le canzoni che più ascolto di recente sono coreane. Canzoni come “Don Quixote” di P-Type, “Spread My Wings” di Dead P, l’album The Bangerz della Soul Company. Le impressioni che mi sono rimaste delle canzoni di allora, i testi di allora e i testi del giorno d’oggi, sono diverse. Perciò BE è sia coreano che pop; è molto particolare, dal mio punto di vista.


Credo che questo sia specialmente vero per “Life Goes On”. Ha una melodia pop, ma confrontata con “Dynamite” ha un’atmosfera molto diversa. Non si addentra in profondità nel sentimentale, ma consente alla melodia di fluire in maniera naturale.

RM: Esattamente. Il ritornello è completamente pop e uno degli autori è anche americano. Però la canzone non segue esattamente i trend della musica americana, stranamente. Quindi non so come verrà accolta “Life Goes On”. È molto calma, quasi contemplativa. Ci sono parole come, “Come un eco nella foresta” e “Come una freccia nel cielo blu”. La canzone dà un po’ questa sensazione, come se potesse semplicemente fluttuare via e scomparire. Potrebbe anche risultare insapore al fianco di “Dynamite”.


Se non altro sembra che la canzone durerà un lungo tempo. Forse i bambini di adesso la ascolteranno più avanti in futuro.

RM: Lo spero. Quella è una cosa in cui spero molto, che le generazioni future pensando al passato dicano, “Ah, giusto! Ti ricordi quella canzone?”. Questo è quello che hanno in comune i miei artisti preferiti e altre persone che lasciano un’impressione duratura in me. Una cosa che hanno in comune le canzoni che mi hanno molto influenzato, come il settimo album di Lee So-ra, è che mi rimangono impresse le parole pronunciate con le loro voci insieme al suono nel suo complesso. Spero che quando le persone daranno uno sguardo al passato, le parole pronunciate con il suono della mia voce riecheggino per tempi lunghi in maniera uditiva o visiva, o anche per tutta la durata della loro vita. Però è quello il dilemma: abbiamo tutti questi gioielli vistosi, simboli del nostro successo, ma noi non siamo quel genere di squadra.

Eppure, il percorso professionale dei BTS è un “gioiello” più “vistoso” che mai. “Dynamite” è stata la canzone n°1 nella classifica Billboard Hot 100.

RM: Sono stato il primo a controllare la nostra posizione (ride) ma non ho voluto entusiasmarmi troppo a riguardo. Avevo paura di dover affrontare la delusione perciò ho messo il freno a mano per forza dell’abitudine, e mi sono trattenuto. Questo è un evento unico nella vita, non dovrei godermelo un po’? Però non mi è piaciuta quella sensazione di sola euforia quindi ho cercato di essere il più oggettivo possibile. È stata solo una piccola parte di tutto quello che l’ha reso possibile.


Mi ricorda quella parte di “Life Goes On”, “Correre più veloce di quella nuvola di pioggia / Credevo fosse abbastanza / Credo che dopotutto io sia solo umano”.

RM: “Solo umano” è proprio appropriato per la mia situazione attuale. Una volta ho visto una nuvola scura sopra alla N Seoul Tower mentre stavo camminando lungo il Fiume Han. Ero con un amico e abbiamo parlato di dove potesse essere il confine tra dove stesse piovendo e dove no quando, ad un certo punto, abbiamo pensato di correre per trovare quel posto. Però dopo aver corso per 10 minuti, la nuvola si era allontanata più di quanto lo era prima. In quel momento i pezzi del puzzle scattarono al posto giusto. Pensi di poter correre più veloce di quella nuvola scura? No. Questo è quello che ho realizzato allora. E semplicemente mi piace quello che disse Whanki Kim, che forse non riesco a fare nulla di non coreano, perché quello è ciò che sono. Ero solito lavorare fino a tardi e rimanere sveglio tutta la notte quando le cose non andavano, a volte anche camminando dalla stazione di Samseong a quella di Sinsa, riflettendo a fondo su tutto quanto. Però ora, come è stato detto, ho realizzato che forse non riesco a fare più di quello che sono.


Su Weverse hai detto di aver guadagnato un po’ muscoli allenandoti. Possibile che il cambio nel tuo fisico possa migliorare la tua creatività nel lungo periodo?

RM: Ho iniziato a pensare che sarebbe meglio cambiare me stesso un pochino, fisicamente o mentalmente. Sto parlando dell’essere stabili. Ero solito bombardare me stesso di sfide e preoccupazioni per poi semplicemente passarci sopra, ma ora penso sia arrivato il momento di trovare quell’unica fortezza dove poter piantare me stesso. L’opzione migliore era allenarmi e penso che stia cambiando molto il mio comportamento. Spero, se continuo ad allenarmi per un anno o due, di diventare una persona diversa.

La musica è il tuo lavoro, ma anche la tua vita. Come hai espresso in “Dis-ease”, come diresti di sentirti riguardo al tuo lavoro?

RM: Questo è il mio lavoro e vocazione, e provo un grandissimo senso di responsabilità. Penso di essere fortunato e felice di poter essere in grado di preoccuparmi solo del mio percorso creativo. E mi sento molto responsabile nei confronti delle persone che pongono la loro fiducia in me, quindi cerco di non oltrepassare nessuna linea, di essere un giudice onesto di me stesso e di essere sempre professionale. Quelle sono le responsabilità che vengono insieme al lavoro… le cose che devo fare e le promesse che non tradirò. Ma se lo farò, sarò felice mentre lo faccio. Non sarà sempre possibile, ma questo è generalmente come mi sento.


Allora dunque, come ti senti nei confronti dei BTS al momento?

RM: I BTS sono… Beh, è difficile da mettere a parole. (ride) Quando i BTS avevano appena iniziato ho pensato, “So tutto quello che c’è da sapere sui BTS”, ma ora è più, “Non so assolutamente nulla dei BTS”. In passato, avevo la sensazione di sapere tutto e che tutto fosse possibile. Chiamalo infantile o ambizioso. Ma se mi dovessi chiedere “Che cosa sono i BTS per me?” direi che siamo solo individui che si sono incontrati perché eravamo destinati a farlo. Però sembra più che le stelle si siano allineate e che una nuova impresa sia diventata un unicorno, accompagnata da un tempismo perfetto e da numerose persone brillanti. Ripensandoci, ci sono state molte ironie e contraddizioni in quest’industria. Pensavo di averle scovate una per una, e che finalmente avessi capito tutto quanto. Però ora sento di non sapere nulla, per niente. In ogni caso, riassumendo: sono i miei giovani, temerari vent’anni. Sono gli eventi dei miei vent’anni. Ci sono state molte contraddizioni, persone, fama e conflitti, tutti aggrovigliati insieme, ma è stata una mia scelta e ne ho ricavato molto, perciò i miei vent’anni sono stati un periodo intenso ma anche felice.

E che ne dici di te, come persona, come individuo?

RM: Sono un individuo coreano autentico. (ride) Sono una persona che vuole fare qualcosa in Corea. Credo che i millennial stiano facendo irruzione nella società, intrappolati tra le generazioni analogiche e quelle digitali, e quello che ho scelto io è stato i BTS. Perciò cerco di integrare me stesso nella nostra generazione, cercando di comprendere che cosa pensino le persone come me, e provando a lavorare duramente per incapsulare quei sentimenti senza essere un peso per loro. Questa stessa potrebbe essere un altro tipo di ironia, ma questo è ciò che sono. Sono un coreano 27enne. Questo è quel che penso.



Traduzione a cura di BTS Italia (Abi).

Prendere solo con i crediti.


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