top of page

[TRAD ITA] The Notes "MOTS:7"



Hoseok

30 Agosto 09


Mi sono alzato, strofinandomi gli occhi. Gli hyung mi hanno fatto cenno, come se mi stessero dicendo di seguirli in silenzio. Onestamente, avrei voluto dormire un po’ di più, ma ho compiaciuto alle loro parole. Abbiamo lasciato la stanza in silenzio e siamo usciti nel corridoio. Era buio tutt’intorno. Mi chiesi che ore fossero, ma non avevo modo di sapere nulla se non che fosse al di là dell'orario di riposo. Abbiamo percorso le scale diretti verso il tetto e abbiamo aperto la porta metallica. Stridore. A quel suono gli hyung si sono arrestati, spaventati, e io feci lo stesso. Ci siamo guardati intorno.


Ci siamo seduti tutti insieme sul tetto. “Perché siamo qui?” ho chiesto.


Il hyung più grande rispose. “Aspetta e vedrai, Jung Hoseok.”


In quell’istante sentii un’esplosione,  e il cielo boreale si fece luminoso. Ero così spaventato da aver chiuso gli occhi ed essermi raggomitolato su me stesso. Dall'odore sembrava qualcosa stesse bruciando. "Wow!" ha urlato qualcuno, e il hyung più grande ha detto loro di fare silenzio. Aprii lentamente gli occhi e volsi lo sguardo in alto, verso il cielo boreale. Sentii l'esplosione un'altra volta e delle stelle fecero la loro comparsa nel cielo.


"Non sono stelle… Sono fuochi d'artificio." disse hyung.


I fuochi d'artificio continuarono a sbocciare. Mi stesi sul tetto e guardai in direzione delle stelle. Fuochi. Fiori che esplodevano in cielo. "Jung Hoseok sta piangendo, sta piangendo!" sentii gli hyung canzonare.


"Ehi." mi asciugai le lacrime con il lembo della manica, ma le lacrime hanno continuato a fluire.


[T/N: La parola "fuoco d'artificio" in coreano consiste nella combinazione delle parole fuoco "불" e fiore "꽃", questo spiega perché Hoseok abbia detto "stelle, fuochi, fiori" e spiega anche perché abbia utilizzato il verbo “sbocciare”.]


Taehyung

28 Febbraio 10


C’era qualcuno accovacciato fuori dal supermercato. Non avevo mai visto questo ragazzo prima. Stava giocando con Dong-i. Lo accarezzò e gli diede da mangiare qualcosa di simile ad un pezzo di pane. I nostri sguardi si incrociarono per un attimo. Preso alla sprovvista, guardai oltre e continuai per la mia strada. Mi nascosi in un vicolo a sbirciare. Merda. Chi è quello? Misi la mano in tasca, raggiungendo la busta contenente del prosciutto e del pane abbrustolito. Diamine. Ho rischiato molto per prendere questi avanzi senza che mamma lo sapesse…


“Oh, Taehyung sei qui. Cosa stai facendo? Non sei venuto per giocare con Dong-i?”


Sobbalzai per lo spavento. A parlare fu il proprietario del supermercato. Il ragazzo sconosciuto alzò lo sguardo e lo puntò su di me. Cavolo. Tutta colpa del proprietario..

Dato che ormai ero stato beccato, uscii allo scoperto, piazzandomi dinanzi al ragazzo.


“Chi sei?” chiesi.

“Dici a me?” rispose, guardandomi con fare confuso, come se non avesse avuto una risposta da darmi.

“Perché stai giocando con Dong-i?” continuai.

“Cosa?” nuovamente, il ragazzo non diede risposta.


È così che iniziai a parlare con hyung. “Mio padre dice che, non appena guadagnerà abbastanza, ci trasferiremo in una casa più grande. Mi farà tenere un cane. Quindi Dong-i verrà con me e lo accudirò io. Non pensare neanche di volerlo prendere, hyung.”


Hyung annuì: “ Sono contento per te.”

“Hyung, perché non puoi avere un cane? È perché non hai abbastanza soldi?” domandai.

Guardandomi ripetè: “Soldi?” scosse la testa e aggiunse: “Non posso tenerne uno.”

“Chiedi a tuo padre! Mia madre dice che i padri sono i primi a cedere alle richieste.”


Hyung fece cenno con il capo, continuando a coccolare Dong-i. Poi mormorò: “Mi sembra una buona idea.”

“Allora, chi sei? Come ti chiami hyung?” tentai di nuovo.

Hyung replicò senza alzare lo sguardo: “Io? Kim Seokjin,”


Jungkook

30 Settembre 12


Mi diressi nella direzione della folla. Che cosa stava succedendo? Penso fosse la prima volta che vidi così tante persone affollate in un luogo che non fosse la scuola o un parco divertimenti. Il suono delle conversazioni era spaventoso. “Cos’è questo? Non posso vivere così. Ho troppa paura.” qualcuno ha detto di passaggio. Mi feci strada tra le gambe della folla e mi feci avanti. Avevo paura, ma ero anche curioso.


Era un fosso enorme, quello scavato nel suolo. L’hanno chiamato una dolina. Mi avvicinai un altro po’, volevo vedere che cosa ci fosse dentro il fosso. Nonostante fosse mezzogiorno, non riuscii a vederne l’interno. Tutto quel che riuscii a vedere furono tre radici e cose del genere fuoriuscire dal fango situato nel fosso. Feci un altro passo avanti. “Stai attento!” qualcuno ha urlato. La punta della mia scarpa finì dentro il fossato. La terra crollò e il mio equilibrio vacillò. Feci un passo indietro, spaventato. In quel momento, vidi qualcosa brillare fortemente dentro il fosso. Sembrò contemporaneamente come luce e come un’altra cavità dentro il fossato.


Namjoon

21 Maggio 15


Andai silenziosamente nell’ingresso. Mentre giravo la maniglia, mi guardai intorno per dei segni di qualcosa che non andasse. Non sentivo nessun rumore. Ficcai dentro la testa e mi guardai attorno, ma la casa era buia. Feci un solo passo all’interno. “Mamma?” chiamai, ma non ebbi alcuna risposta. Cominciai a cercare l’interruttore della luce, ma poi mi guardai di nuovo attorno: erano le nove passate, non era possibile che nessuno fosse a casa. “Mamma” chiamai di nuovo, ma solo silenzio.


Ero arrivato a casa un po’ più tardi del solito. Normalmente dovevo aiutare mia mamma non appena finiva la scuola, ma volevo giocare con i miei amici almeno per una volta. Ecco perchè ero arrivato a casa così tardi, senza nemmeno chiamare. Ma a casa non c’era nessuno. Un sensazione stranamente inquietante mi attraversò e mi strinsi le braccia con le mani, rimanendo in piedi nel salotto buio.


Improvvisamente suonò il telefono, i brividi si diffusero. Il telefono stava suonando, ma per qualche ragione mi sentivo come se non dovessi rispondere. Era un sentimento dettato dall’ansia, come se il rispondere avrebbe cambiato tutto - come se non sarei stato mai più in grado di tornare alla persona che ero in quel momento. Ma il telefono continuò a suonare ed io finalmente andai nella sua direzione. Poi alzai la cornetta. 


Jimin

20 Agosto 17


Era una giornata limpida; il cielo blu, l'aria frizzante. Io, mia madre e mio padre salimmo in auto, lasciando l'abitazione. In macchina mettemmo della musica allegra. Abbassai il finestrino e sporsi la mano. Le foglie gialle di gingko cadevano come pioggia. Allungai la mano, cercando di prenderne una, ma non riuscivo nemmeno ad avvicinarmi.

"Jimin, ti farai male!", disse mia madre, voltandosi a guardarmi, "Cosa fai se ti fai male e non puoi salire più sul palco?".


Salii sul palco. Sopra di me risplendevano luminose le luci bianche. Il pavimento tremava per la musica. Danzai assieme ai tanti miei amici. Ci alzavamo e abbassavamo all'unisono. Poi ci spostammo a sinistra e ci guardammo a vicenda. Eravamo tutti senza fiato, eppure, mentre ci guardavamo sorridevamo tutti. Vi fu uno scroscio di applausi. Andammo in direzione del pubblico e facemmo l'inchino. Da lontano, potevo vedere i miei genitori in piedi, che applaudivano; mentre mi guardavano, sorridevano.


Quando aprii gli occhi, vidi il soffitto dell'ospedale. Mi salirono le lacrime agli occhi. Sapevo che si era trattato di un sogno, ma non volevo svegliarmi. Sarei voluto rimanere in mezzo a quell'applauso. Sotto quella pioggia di foglie di gingko. Ma non importava cosa, la mattina arrivava sempre, e il sogno ogni volta scompariva.

 

Jungkook

2 Maggio 21


Ho corso verso la sponda del fiume Yangjicheon, all’imbrunire del tramonto. Premendo con forza sui pedali della bici mentre mi stavo dirigendo verso un cielo dipinto da varie tonalità rosate e violacee, tutto ciò mi faceva sentire come se stessi fuggendo dal peso della mia vita quotidiana. Anche oggi, ho preso su la mia bici non appena ho sentito mia mamma iniziare a preparare la cena. Non volevo vedere nessuno. Casa mia era un luogo dove nemmeno una persona si degnava di sorridermi. Solo perché vivevamo insieme, questo non faceva di noi una famiglia. Andarsene non ha cambiato nulla. I miei hyung se ne sono andati uno dopo l’altro e, nonostante vivessimo nella stessa città, è passato così tanto tempo da quando ci siamo messi in contatto l’uno con l’altro. Ora non era più rimasto nessuno, dentro casa mia o fuori di essa, che mi sorridesse.


Quando il sole non era più visibile, ma la luna non si era ancora mostrata, l’oscurità si era assestata sulle sponde del fiume. Il paesaggio cambiava in base a dove portavo la mia bici. Al di là della strada, ora trasformata in un parco, giaceva un luogo pieno di spazzatura, automobili e moto abbandonate, e gommoni. Ho appoggiato la mia bici su un pilastro sotto il ponte e sono sceso fino alle prossimità della sponda. Dall’altro lato del fiume c’era un gruppo di ragazzini che appiccava fuocherelli, beveva e agitava in aria dei rami, ma da questo lato non c’era nessuno. Nessuno è venuto in un posto degradato come questo. Forse quella è stata la ragione per cui nemmeno per me era venuto qualcuno. Mi trovavo più a mio agio così, in un posto dove nessuno sarebbe venuto a trovarmi, solo, nell’oscurità più totale. Ho pensato che sarebbe stato bello se questo momento potesse non finire.

 

Seokjin

1 Febbraio 22


Venne trasmesso l’annuncio che saremmo atterrati presto. Non si vedeva altro che morbide nuvole fuori dai finestrini. Ripensai al tempo passato a Los Angeles. Era stato bello avere la spiaggia, oltre quello non c’era nulla che valesse particolarmente la pena di ricordare. L’aereo fece una grande curva e la città divenne visibile.


Ritornare a Songju era stata una cosa improvvisa. Mio padre mi aveva chiamato e mi aveva detto: “Torna”. Ovviamente c’era un motivo, mio padre non era il tipo di persona da fare una qualunque cosa senza motivo, ma non mi aveva detto quale fosse. Nemmeno io avevo chiesto, dato che sapevo che lo avrei realizzato una volta arrivato. Ma di nuovo - magari tornare a Songju alla fine non era stato così improvviso. Magari tutto era stato già deciso ed ero io, semplicemente. a non sapere nulla. 


Sentii il bambino nella fila davanti a me chiedere “È quella casa nostra?”. Guardai fuori dal finestrino. 


“No, la nostra casa è dall’altra parte del fiume.”  disse qualcuno che sembrava essere il padre del bambino.


Casa. Ripetetti quella parole nella mia testa. Non mi sentivo come se stessi andando a casa, ma nemmeno Los Angeles era casa mia. Los Angeles e Songju, erano entrambi i miei indirizzi, ma nessuno dei due era casa. 


Hoseok

25 Febbraio 22


Il mio mondo intero è cambiato nuovamente nel momento in cui ho superato il mio diciannovesimo compleanno. Non ero più sotto la tutela dello Stato e non potevo più rimanere in orfanotrofio. Ho cercato un posto dove stare con i soldi che avevo racimolato lavorando part-time e dallo stipendio che mi è stato dato quando avevo lasciato il sistema. Non avevo trovato il coraggio di cercare un posto vicino al Two Star Burger. Ho cercato vicino alla stazione di Songju, ma la situazione non era molto diversa. Alla fine, tutto quel che sono riuscito a fare è stato percorrere la discesa. Ho trovato una stanza su un tetto*, situata in fondo ad un vicolo cieco.


Ho trascinato il mio bagaglio su per le scale di ferro. Avevo trascorso più di dieci anni in orfanotrofio ma non avevo granché, tutto quel che dovevo fare era sistemare dei vestiti, qualche paio di scarpe e mettere a posto dei mobili che avevo comprato dal mercato dell’usato.


Tuttavia un trasloco era e trasloco rimaneva, perciò non appena ho avuto un attimo per tirare un sospiro, si era già fatto buio. Nonostante fosse febbraio c’era del sudore sulla mia schiena. Quando ho aperto la porta cigolante di ferro, ha soffiato un gelido vento di fine inverno. Sono uscito e mi sono appoggiato sul corrimano. Ho abbassato lo sguardo verso Songju. Ho cercato di indovinare dove fosse l’orfanotrofio. Ho seguito con gli occhi il corso del fiume sulla sinistra, poi si svolta a sinistra del cartello a trifoglio, ma fra tutte le luci e il neon, non sono riuscito a scovare l’orfanotrofio.


Ho alzato la testa e ho voltato lo sguardo verso la stanza sul tetto. Era piccola, a malapena poteva essere definita una stanza. Era trasandata e poco curata, calda come una sauna d’estate e resa fredda dagli spifferi d’inverno, ma era l’unico luogo al mondo ad essere mio. Un posto dove potevo essere me stesso, un posto dove potevo avere stupidamente paura, o avere la speranza che gli altri lo schernissero. Un posto dove potevo ridere quanto volevo e piangere quanto volevo.


“Facciamo del nostro meglio!” ho gridato in direzione della stanza. Questo posto, in cima alla città, ad un passo dal cielo, sarebbe stato casa mia d’ora in avanti.


[*T/N: le stanze sul tetto sono generalmente più economiche rispetto ai veri e propri appartamenti, e sono conosciuti per il fatto di essere utilizzati da persone povere o persone senza risorse economiche.]


Seokjin

11 Aprile 22


Aprii di nuovo gli occhi per la sfolgorante luce del sole. L’immagine dell’incendio del container e il corpo senza vita di Namjoon rimasero sulle mie palpebre: un altro fallimento. Alzai un braccio per coprirmi gli occhi mentre pensavo. Quali altri modi mi erano rimasti per salvare Namjoon? Lentamente ripensai agli avvenimenti del 30 di settembre. Non sentii nessuna emozione particolare e non ero nè impaziente nè spaventato.


Dopo l’incidente nel villaggio dei container avevo creato innumerevoli cicli temporali, ma non ero ancora stato in grado di capire perchè ero in grado di creare quei cicli e cosa dovevo fare per poter sistemare le cose. No, ancora più di quello, non ero ancora stato in grado di capire cosa fosse la “Mappa dell’Anima”, l’indizio che avrebbe dovuto aiutarmi a risolvere tutto questo. La mappa dell’anima. La prima volta che avevo sentito queste parole era stato dopo numerosi fallimenti. “Trova la Mappa dell’Anima, sarà in grado di porre fine a tutto questo.”


“La Mappa dell’Anima? Cosa diavolo è?” provai a chiedere, ma non ottenni risposta. 

Invece rimasero le parole “Gli indizi arrivano ad un prezzo.” 


Notai la pompa di benzina di Namjoon in lontananza. Misi la freccia e cambiai corsia, riuscivo a pensare solo ad una cosa; fermare l’incidente dei 30 settembre ed interrompere il ciclo. Mi muovevo solo con quello scopo, anche se c’era qualche problema nel risolverlo, anche se qualcuno si sarebbe fatto male o sarebbe stato alienato, non potevo fare niente a riguardo. Se mi fossi lasciato esitare o essere sopraffatto dalla cosa non avrei mai raggiunto il mio scopo. La cosa ancora più importante di salvare tutti era che io stesso riuscissi a sopravvivere ed a scappare. Quella era la lezione che quei cicli che si ripetevano all’infinito mi avevano insegnato.


Hoseok

10 Maggio 22


Quando sono tornato in me, mi sono ritrovato a camminare lungo il ponte. Il sole era talmente splendente tanto che mi era difficile aprire gli occhi. Mi sono domandato come avessi fatto ad arrivare lì, quando aveva iniziato a girarmi la testa e la mia vista si era offuscata. Mi sono domandato se le mie gambe stessero cedendo, mentre il suono dei clacson delle macchine che andavano e venivano assaliva i miei timpani. Da un lato della mia visuale riuscivo a vedere l'acqua scura del fiume Yangjicheon.


La signora in orfanotrofio era stata la prima persona a consolarmi quando avevo perso mia madre. Era stata al mio fianco quando mi ero svegliato nel mezzo della notte con la febbre, era nel mio letto vuoto dopo che un amico era stato adottato, quando mi ero svegliato in ospedale dopo un attacco di narcolessia, era stata al mio fianco dal mio primo anno delle scuole elementari fino a quando non avevo ottenuto il diploma alle scuole superiori.


Si era ammalata. La voce dall’altro lato della chiamata ordinaria era stata quella di un amico dell’orfanotrofio. Non ricordavo come fossi arrivato a casa della signora. Quel che ricordo era casa sua e il suo volto visibile dalla finestra aperta. Stava parlando con qualcuno e rise. Che stava male, che aveva bisogno di un’operazione, che non c’era più alcuna speranza… sembravano tutte menzogne. Quando il suo sguardo stava per incontrare il mio, mi ero nascosto. Avevo l’impressione che sarei scoppiato in lacrime se avessi visto il suo volto. Avevo l’impressione che avrei sputato parole di risentimento come, “Anche tu mi abbandonerai?”. Mi sono incamminato, sembrava che qualcuno mi avesse chiamato, ma non mi sono voltato.


Un grande autobus aveva alzato del vento al suo passaggio. “Mamma”, avevo mormorato osservando l’autobus allontanarsi. Il giorno in cui l’avevo persa, eravamo saliti su quel genere di autobus. Anche la signora avrebbe abbandonato il mio fianco, come aveva fatto mia mamma? Avrei perso un’altra persona a me cara? Ho alzato lo sguardo e la luce del sole si è riversata su di me. Dopodiché il mondo intero aveva iniziato a collassare. Il suono sibilante dei gommoni sull’asfalto, il vento risalire dal fiume, e tutti i ricordi che avevo con la signora si sono frantumati sotto la luce del sole. Sono crollato a terra.


Hoseok

28 Maggio 22


Non abbiamo mantenuto molto contatto una volta tornati dal mare. Non c’era nessun particolare motivo per questo. Seokjin hyung e Taehyung avevano litigato, e Jungkook se ne era andato per un’altra strada, ma non era quello il motivo per cui siamo ci siamo alienati. Allora dove stava il problema? Eppure, non ho contattato nessuno per primo. Il fatto che non ci fosse nessun particolare motivo sembrava essere, sotto certi aspetti, il motivo stesso.


Quando ripenso a quel giorno, ricordo sempre il vento sabbioso che aveva iniziato a soffiare improvvisamente. Dopo che Seokjin hyung si era arrampicato su quella piattaforma e Taehyung l’aveva seguito, il resto di noi si era coperto gli occhi dalla luce del sole e avevamo alzato lo sguardo. Aleggiava un senso di deja-vu, come se fosse già successo, e con esso sottostava un senso di agitazione. “Hyung, riguardo alla spiaggia dove siamo già andati, là dove c’era la roccia che esaudiva i desideri… Non ti ricorda quel posto?” Alle parole di Jimin, mi ero guardato intorno. Era successo proprio in quel momento. Sembrava che Seokjin hyung e Taehyung stessero barcollando, come in prossimità cadere dalla piattaforma, quando aveva iniziato la tempesta di sabbia. Mi ero coperto il volto con entrambe le braccia e avevo chiuso gli occhi. Avevo paura, ero in ansia per quel che stava succedendo in cima alla piattaforma, ma nel cuore della tempesta di sabbia vorticosa, non avevo avuto il coraggio di aprire gli occhi.


Quando il vento si era calmato e avevo sollevato lo sguardo, avevo visto Seokjin hyung scendere dalla piattaforma. Stava guardando in alto, verso Taehyung, il quale era in piedi in cima alla piattaforma, ancora a testa bassa. Quando aveva raggiunto il fondo, Seokjin hyung era salito in macchina e se ne era andato. Avevo fatto un passo verso di lui, ma non c’era nulla che io avessi potuto fare.


Quella notte, eravamo tornati a Songju. Siccome Seokjin hyung se ne era andato per primo, non avevamo nessun posto dove trascorrere la notte e nessun mezzo di trasporto. Namjoon era stato il primo ad aver suggerito di tornare indietro. Sembravano tutti delusi, ma ci siamo obbligati a camminare. Tutti avevamo sperato che Namjoon dicesse che avremmo dovuto continuare la nostra gita al mare come pianificato, ma aveva detto che saremmo dovuti andare a casa e così la nostra gita era finita. La gita al mare che avevamo tutti aspettato con ansia si era rivelata essere un disastro.


Jungkook

13 Giugno 22


Ho fatto un sogno. Ho sognato di volteggiare sul mio letto d’ospedale, guardando in basso, in direzione di un altro me sdraiato su di esso. Il me sul letto stava dormendo. Le sue palpebre si muovevano in maniera irregolare, come se stessi sognando, e dopodiché senza alcun preavviso i miei occhi si aprirono di scatto. In quell’istante, i nostri sguardi si incrociarono.


Un momento dopo, ero sdraiato sul letto. Ho sognato della notte dell’incidente. I fari si trasformarono in una luna, quest’ultima poi si assunse un colore verde perlaceo e si illuminò di luci rosse. Quando aprii gli occhi un altro me stava volteggiando in aria sopra al mio corpo. Il mio sguardo si incontrò con quello del me sospeso. I nostri due sguardi si incrociarono e le nostre due coscienze si scambiarono. Ero il me sul letto e poi il me in aria, in ripetizione e in continuazione. Il passo dell’incrocio e dello scambio iniziò a velocizzarsi. Iniziò a girarmi la testa e a sentirmi nauseabondo.


Mi svegliai, gridando. Le mie lenzuola erano intrise di sudore, il mio respiro era affannato e avevo conati di vomito. Improvvisamente, un ricordo che avevo dimenticato fino a quel momento riemerse tra i miei pensieri. La voce di qualcuno. Vivere sarà più doloroso che morire. Ti va bene comunque? Mia madre chiamò il dottore per fare dei controlli. Il dottore ha detto che siccome stavo facendo progressi molto velocemente, non c’era bisogno di preoccuparsi. Riportavo lividi e fratture, ma non c’era quasi alcuna traccia di sangue. Mi ha detto che ero stato molto fortunato in questo incidente.


Guardai il dottore e chiesi “Chi è stato? Chi mi ha colpito?”.


Yoongi

13 Giugno 22


Ripensai alle parole di Jungkook.


"È perché mi piace la tua musica, hyung. È perché ascoltarti al piano mi commuove. Io.. io ho più volte desiderato di morire. Ma quando ascolto il tuo pianoforte, voglio vivere. Ecco perché. Ecco perché, ti dico. Ecco cosa intendo. La tua musica è il mio cuore".


Ubriaco e sdraiato in terra, ripensai all'espressione di Jungkook mentre continuava a ripetersi.


Jimin

18 Luglio 22


Stavo ammazzando il tempo gironzolando davanti al supermercato. In passato, a volte avevo l'abitudine di marinare la scuola, scappando dal muro sul retro della scuola media Songju jeil. E a volte aspettavo gli hyung nel parchetto davanti il supermercato. Mi guardai intorno; era trascorso un bel po' dall'ultima volta che avevo visitato quel posto. Non era cambiato molto. Mi ricordai che le abitazioni di Jungkook e Yoongi si trovavano in quell'area. Mentre mi guardavo attorno, vidi una sorta di graffiti in una delle strade laterali alla mia destra. Sembrava una delle opere di Taehyung. Mi incamminai in quella direzione.


Senza accorgermene, mi fermai davanti al disegno. Era il volto di qualcuno, abbozzato con un tratto nero e aggressivo, senza alcun calore. Ho detto di qualcuno, ma sapevo di chi fosse. Era Seokjin-hyung. E mentre pensai a lui, si sovrappose sulla precedente immagine un nuovo volto; un viso completamente diverso, eppure entrambi i volti sembravano uguali. Avevano gli stessi occhi. Occhi senza vita. E solo allora realizzai chi dovevo cercare.


Namjoon

18 Luglio 22


Guardai l’edificio. C’erano delle luci accese qua e là, magari perchè era in centro città. C’erano un sacco di insegne per commercialisti ed avvocati ai piani superiori. Al quinto piano tutte le luci erano accese. Nelle ultime settimane io e Taehyung eravamo andati a cercare dalla cima di tutti gli edifici più alti di Songju. Non sapevamo nemmeno quello che stavamo cercando, l’unico indizio che avevamo era il sogno di Taehyung. La lattina di caffè e il quadrifoglio che aveva visto nel sogno. Abbiamo preso quell’indizio e passavamo tutta la notte a camminare su e giù per gli edifici. Piovve per un po’ di giorni. Le prime volte ci portammo gli ombrelli per esplorare gli edifici, ma ultimamente semplicemente ci bagniamo. Ci siamo trovati nel mezzo ad alcune situazioni problematiche per questo motivo. Una volta, zuppi dalla testa ai piedi, siamo stati scambiati per dei teppistelli e ci hanno cacciato via dall’edificio. Succedeva spesso che le porte di metallo in cima ai tetti fossero chiuse ed era impossibile vedere dai pianerottoli delle scale.


Guardai di nuovo l’edificio e mi chiesi tra me e me: “Sarà questo quello che dobbiamo trovare?” C’era un nome familiare sulla porta: gli uffici del deputato Kim Chang-Jun. 


“Chi è?” Chiese Taehyung.

Mi girai verso di lui “Non lo sai?”


Taehyung mi guardò a sua volta, il suo sguardo puro e innocente e assolutamente ignaro. Ultimamente non sapevo cosa fare con Kim Taehyung, c’erano delle cose che sembrava impossibile non sapere, ma Taehyung davvero non le sapeva. Taehyung guardava senza esitazione delle cose che io avevo troppa paura di guardare e tendeva ostinatamente la mano quando nessun altro l’avrebbe tesa.


Dissi: “È il padre di Seokjin-hyung”.


Taehyung

23 Luglio 22


Raggiungemmo il centro dell’aula. Sotto la luce della torcia presero forma vecchi banchi, sedie e locandine arrotolate. La stanza inutilizzata sembrava essere fatiscente, ancor più del solito. Ci guardammo attorno. Cos’è accaduto qui?

Jimin si accovacciò davanti ad una delle pareti e Yoongi hyung prese posto dinanzi al pianoforte. Namjoon hyung, con il dito, scrisse qualcosa sulla finestra.


Passato del tempo, Namjoon hyung ruppe il silenzio:

“Stare tutti qui, nel bel mezzo della notte, mi ricorda i tempi delle superiori.”

“Le superiori? No grazie.” rispose Yoongi hyung ghignando.

“Perché il mondo ha queste sembianze? Non siamo stati noi a crearlo. È così da prima che noi nascessimo. Come mai, allora, siamo stati sbattuti/scaraventati al suo interno, con l’obbiettivo di sopravvivere, senza gli strumenti adatti?” domandò Namjoon hyung.


Fu allora che Jimin aprì bocca. “Guardate un po’ qui,” disse, tirandosi su “C’è il nome del padre di Seokjin hyung qui.”


Ci dirigemmo verso il punto indicato da Jimin. Il muro era fittamente ricoperto di scarabocchi, ma fra questi era presente anche un nome. Tutti puntarono le proprie torce su di esso. Jimin evidenziò un secondo nome. “È l’uomo della clinica psichiatrica”, riferì e aggiunse, “Purtroppo non riconosco nessun altro di questi nomi.”


Yoongi hyung ne indicò un altro: “Choi Gyu-Ho. Quest’uomo è scomparso, vero?”.

Namjoon hyung lesse la scritta sottostante: “ Tutto ebbe inizio qui.”


Hoseok

24 Luglio 22


"Seokjin hyung, non puoi parlare con tuo padre? Hyung, tu sai... Sai che significato ha quel posto per me. L'orfanotrofio è casa mia. E se l'orfanotrofio sparisse tutti i bambini che vivono lì finirebbero per disperdersi. Se hanno intenzione di riedificare la zona possono farlo anche senza toccare l'orfanotrofio."


Un fiume di parole si rovesciò dalle mie labbra non appena misi piede nel container. Mi guardarono tutti, con grande sorpresa. Solo l’espressione sul volto di Seokjin hyung rimase invariata. Nonostante stessi trattenendo le lacrime mentre parlavo, Seokjin hyung mi guardò come fosse nulla.


“È già stato deciso, non ci posso fare niente.”


Ogni singola parola che hyung pronunciava, mi raggiungeva lentamente. Mi era chiara, la linea che quelle parole avevano tracciato tra me e Seokjin hyung. Hyung apparteneva ad un mondo di decisioni, e io ad un mondo che non poteva nemmeno lamentarsi di esse. Avevo sempre considerato Seokjin hyung mio amico, ma in quel momento ho pensato che forse era impossibile per me essere amico di qualcuno come Seokjin hyung nella vita reale.


Mi sono arrabbiato con lui, un po’. Gli ho urlato contro, chiedendogli come potesse dire una cosa del genere e l’ho pregato di aiutare, ma anche allora l’avevo già capito. Erano solo parole al vento. Non c’era nulla che potessi fare. Le parole che avevo pronunciato, la rabbia che avevo mostrato… non erano dirette verso hyung, ma verso me stesso. Verso di me, che non potevo fare nulla. Verso di me, che ero nessuno.


Taehyung

24 Luglio 2022


Quanto tempo sono stato seduto lì? Ho scorto qualcuno uscire sul pianerottolo al terzo piano. Ero troppo lontano per distinguere il suo viso, ma mi è sembrata essere una esile donna sui cinquant’anni. La donna posò entrambe le braccia sulla ringhiera, guardando dall’alto il parco giochi. Allora si accese una sigaretta. La fiamma dell’accendino sfavillò per poi subito svanire. La scia di fumo si disperse nell’aria fredda del mattino.


La guardai senza muovere un muscolo. Il paesaggio circostante venne inondato dalle prime luci del giorno. Il sole stava per sorgere. La donna rimase a guardare il panorama e una volta spenta la prima sigaretta, ne accese una seconda.


Mi domandai se si fosse accorta di me. Il mio viso non era riconoscibile da una tale distanza, ma cosa avrebbe pensato vedendo una persona seduta sull’altalena di un parco giochi ad un’ora simile? Cercai di fare meno rumore possibile accompagnando l’altalena con braccia e gambe.

Ancora e ancora. Il sole stava sorgendo. La donna accese la sua ultima sigaretta. Infine si voltò e tornò in casa. Da sinistra contai i numeri degli appartamenti. 304, 305, 306. Quella, era casa di mia madre.


Jungkook

24 Luglio 22


“Congratulazioni, Jungkook” c’era scritto sul lato del container, ma la scritta non rispecchiava affatto l’atmosfera. L’aria all’interno del container straripava di una strana agitazione. Pensandoci, è sempre stato così, ultimamente.


Seokjin hyung è uscito in un attimo. Taehyung hyung l’ha seguito di fretta e gli altri hyung hanno fatto lo stesso, scambiandosi qualche sguardo. Taehyung hyung ha detto qualcosa, ma non sembrava che Seokjin hyung lo stesse ascoltando. Da dietro le spalle di tutti gli hyung, ho visto Seokjin hyung salire in macchina.


La macchina ha fatto retromarcia molto facilmente, dopodiché partì di corsa. Le luci all’interno del container hanno delineato la sua struttura. Le tracce di un incidente sul paraurti sono state visibili per un breve attimo, prima che sparissero inghiottite dall’oscurità. La cosa strana era che vederlo non mi ha fatto provare nulla. Nonostante fosse una conferma di ciò di cui ero già a conoscenza, pensavo che di fronte ad una dura verità avrei provato qualcosa di complicato o che almeno ne sarei rimasto scioccato, ma nella realtà non è stato così.


L’immagine della macchina di Seokjin hyung sparire nell’oscurità è stata sostituita dall’immagine dei fari che si erano avvicinati nella mia direzione quella notte, dalla sensazione del mio corpo in aria, dal momento in cui non ero più stato capace di deglutire o respirare, dall’attacco di panico che ha fatto tremare il mio corpo intero, dal brivido insopportabile che avevo provato quando la mia coscienza si era dispersa, dall’ombra di morte e dalle tracce dell’incidente sul paraurti di quella macchina.


Sono entrato nel container, mi sono seduto e ho alzato lo sguardo verso la calligrafia di Jimin hyung che tracciava il “Congratulazioni, Jungkook”. Improvvisamente ho provato un forte dolore alla gamba che era stata coinvolta nell’incidente. Gli hyung non avevano nemmeno pensato di rientrare. Stavano parlando di qualcosa di cui non ero a conoscenza.


Yoongi

25 Luglio 22


"Yoongi-yah".


Non appena entrai in soggiorno, mi sedetti al pianoforte. Non ebbi neanche il tempo di asciugarmi il sudore. Sfregai le mani sudaticce sulla maglietta. Mia madre aprì lo spartito. C'era mancato poco e non avrei fatto in tempo. Sbattei le palpebre. Avevo passato le ultime ore correndo sotto a un sole cocente. Mi batteva così forte il cuore che non riuscivo a sentire il mio stesso respiro. Il sudore mi scendeva lungo la spina dorsale, bagnandomi la schiena. Mi tremavano le mani.


"Min Yoongi, non sai ancora nemmeno suonare Chopin. Ti sembra il momento di iniziare a comporre musica?". Mia madre colpì lo spartito. Cos'è che avevo appena suonato? Già non lo ricordavo. "Di nuovo, dall'inizio", disse mia madre, a bassa voce. Ancora. Ancora. Ancora. Suonai la stessa pagina ancora e ancora. Ero ancora accaldato, e stavo ancora sudando. La mente svuotata, mi veniva da vomitare. Forse era quello il motivo. Ignorai lo spartito, ignorai mia madre, e iniziai a suonare mettendoci sentimento, emozioni che mi scoppiavano dal di dentro. Mia madre mi afferrò le mani e le scostò dalla tastiera: "non è questa la giusta emozione!", disse.


"Ti prego, piantala!", urlai, mentre mi alzai di scatto dalla sedia. Lei mi fissò, impietrita. "Piantala, ti prego smettila". Sputai ogni parola che riuscii a trovare. Saltai sul posto, mi strappai i capelli. Infine, afferrai i trofei di mia madre e li lanciai sul pianoforte. Uno dei tasti si ruppe e saltò via, sfiorandomi la guancia.


Jungkook

26 Luglio 22


Quando sono ritornato in me, mi sono ritrovato alla fermata dell’autobus. Mi sono guardato alle spalle per vedere quanta strada avessi fatto, ma avevo già perso di vista l’ospedale. Ho aspettato l’autobus e poi sono partito. Era un autobus che portava a quel posto, non era stata mia intenzione salirci, ma forse già sapevo dentro di me che sarei dovuto tornare in quel posto. Dovevo capire il significato di quel che era successo lì. Ho gettato lo sguardo al di fuori del finestrino osservando il passante tempo estivo, e ho pensato fra me e me: posso fidarmi degli hyung?


Quando sono sceso dall’autobus, quest’ultimo è partito immediatamente. Si è sollevata una nube di polvere. Mi sono incamminato lentamente verso il luogo dell’incidente. Ho pensato a quella notte. Ho pensato alla grandissima luna appesa in cielo, al mondo capovolto, ai fari dirigersi verso di me nella mia visione ribaltata, alla sagoma della macchina che mi oltrepassò sparendo, alle luci dei fanali posteriori e al suono di un motore che suonò particolarmente familiare.


Mi sono steso sull’asfalto così come in quella notte. Ho reclinato la testa e ho alzato lo sguardo al cielo. Si stava facendo buio, ma non riuscivo a vedere la luna. Era una strada silenziosa, ma se qualche macchina fosse passata di cui, avrebbe potuto non vedermi e sarei potuto finire coinvolto in un altro incidente. Mi sono domandato un’altra volta: se non potevo fidarmi degli hyung, di chi mi potevo fidare?


Hoseok

31 Luglio 22


La mia prima impressione di Hagok era che fosse simile a Songju, ma leggermente più vivace. Non tenni il passo con la folla che si precipitava a lasciare il binario e mi misi a camminare con calma. Non era da me camminare lentamente, ma stavo camminando così piano da quasi interferire con il flusso delle persone intorno a me. Mi comportai come qualcuno che avesse giurato di comportarsi il meno possibile come Jung Hoseok. Non prestavo attenzione a chi si trovava intorno a me e mi muovevo come desideravo. Ho mangiato del cibo piccante che solitamente non mi piaceva e quando ho pagato non ho detto al cameriere che il cibo era stato buono. Nell’attimo in cui non c’era nessuno nei dintorni ho addirittura sputato per terra..


Ho seguito la mappa su internet che indicava dove il negozio sarebbe stato aperto. Era situato al primo piano di un’area commerciale nei pressi di una scuola superiore. Alla porta accanto si trovava una cartoleria e un ristorante di kimbap aperto 24 ore su 24. Assomigliava così tanto a dove si trovava Two Star Burger a Songju quasi da far ridere. Mi guardai intorno, ponderando su dove avrei dovuto cercare appartamento se mi fossi trasferito qui, e mentre stavo guardando mi scontrai con qualcuno.


“Scu-” iniziai a scusarmi di riflesso, poi mi fermai. Caricai volutamente i miei occhi di forza e volsi lo sguardo verso la persona, guardandola con occhio critico. “Guarda dove metti i piedi.” Il Jung Hoseok di Hagok era un teppista, un pazzo, un idiota che faceva solo quello che voleva.


Quell’illusione durò solo per circa cinque secondi. “Hoseok hyung, sei tu?”. Era qualcuno che conoscevo.


Yoongi

2 Agosto 22


Mandai il file musicale a Seokjin-hyung, e mi sdraiai. Al lato dello spartito che avevo preso dalla dispensa di classe trovai una scritta. "Uniti, possiamo ridere". Non era la mia calligrafia. Mi ritornò alla mente un ricordo di qualche tempo prima. Era un giorno di nebbia. Non so perché, io e Seokjin-hyung avevamo appena attraversato il campo di atletica. Entrambi non ci sentivamo a nostro agio. Misi le mani in tasca, e rallentai il passo di proposito. "Quand'è stata l'ultima volta che hai riso per davvero, hyung?". Lui non mi rispose. Io non mi ripetei.


Uniti, possiamo ridere. Quella frase era la risposta alla mia domanda. Non ero sicuro se fosse stato proprio hyung, a scriverla. Ma non ne avevo bisogno. La melodia dello spartito era piuttosto infantile. Erano passati solo due anni, da allora, la mia musica era cruda e aggressiva. Non si legava con armonia, non era bella. Quando ripensavo alle superiori, era un periodo in cui volevo solo ubriacarmi e andarmene in giro in quello stato. Ma non tutti i giorni erano stati così.

Rimasi sveglio tutta la notte a perfezionare le mie canzoni di allora, e le diedi il titolo "Uniti, possiamo ridere".


Jungkook

3 Agosto 22


“Ma cosa stai facendo?! Non stai uccidendo nessuno!”


Riportai la mia mente al presente non appena qualcuno gridò con urgenza. Sullo schermo, si stava tenendo luogo uno sparatutto. Qualcuno ha gridato nelle mie cuffie che il nemico era comparso. Ho afferrato il mouse immediatamente. Ho sparato come se non ci fosse un domani. Gli avversari ai quali avevo sparato erano caduti come bambole senza imbottitura. Ho mosso il cursore e diedi uno sguardo in giro sulla mappa. C’era una ferrovia stazionata esattamente al centro di questa, e a ciascun lato della linea ferroviaria erano situati enormi container metallici accatastati tutt’intorno. Aveva un aspetto molto simile alla città di container nella stazione di Songju.


Ho cambiato la mia arma. Era un fucile a mitraglia capace di sparare di continuo. In lontananza, comparve un nemico con addosso una bandana nera. Puntai il mio fucile, ma per un attimo sembrò avere l’aspetto di qualcuno a me familiare. Il nemico era stato stracciato con un solo colpo. Non ci pensai due volte prima di sparare a ogni singolo nemico nel mio campo visivo. Inconsciamente, iniziai a pensare agli hyung. Risi. A pensarci, avevano un aspetto un po’ simile. Feci fuori ognuno di loro e mi feci avanti. Ho sparato ad ogni nemico che fuoriusciva dai container. Per un istante, volsi lo sguardo in basso in direzione di uno di loro che era steso per terra. Pensai tra me e me, “Ma quello è Namjoon hyung?” e in quel momento il proiettile di qualcuno colpì la mia spalla. Usai il mouse per alzare lo sguardo e vidi un nemico con una pistola in mano. Era Seokjin hyung. Tutto d’un colpo, un’ondata di collera ribollì al mio interno.  


Seokjin

3 Agosto 2022


Tutte insieme, le immagini nelle foto sul pavimento sembrarono muoversi. Jungkook si girò a guardarmi, come se avesse sentito il suono delle risate di Jimin ed Hoseok. Un attimo dopo riuscii a sentire il pianoforte di Yoongi. Namjoon e Taehyung stavano ridendo e correndo sulla spiaggia. Quei momenti si sollevarono dalle foto e rimasero sospesi a mezz’aria, come un film. C’erano musica e scoppi di risate sotto la luminosa luce del sole. Momento dopo momento si sono sovrapposti, un film dopo l’altro veniva proietatto e mi sentii come se qualcosa di non identificabile venisse fuori dal mio cuore. Scorse lungo le mie vene, in ogni parte del mio corpo. Una specie di diga era andata in pezzi nella mia testa e i ricordi sgorgavano da lì come una piena. Vorticavano nella mia testa in maniera così furiosa che non riuscivo a tornare in me. Tutta la stanza brillava per i ricordi. Ricordi tristi, ricordi nostalgici, ricordi difficili e ricordi felici danzavano attorno a me. Mentre li guardavo sentii qualcosa di incredibile: come potevo aver dimenticando tutti quei momenti? In quel momento lo vidi: qualcosa stava scintillando nella mia tasca.


Jimin

12 Agosto 22


Abbracciai il mio io tremante di un tempo, bambino. Potevo sentirne il corpo bagnato e il cuore che batteva all'impazzata.

"Aspetta solo un altro po', quando crescerai incontrerai degli amici fantastici. E con loro, diventerai una persona migliore. A quel punto, migliorerà. Devi solo essere un po' più forte", mormorai. Quando smisi di parlare, mi abbracciai ancora più stretto. Scese una lacrima. Non riuscivo a trattenerle, così scoppiai a piangere.


Quanto tempo era trascorso? Quando riaprii gli occhi, il mio io più giovane era sparito. Mi alzai e asciugai gli occhi. Poi volsi lo sguardo al cielo; un cielo di mezzogiorno accecante e senza nuvole. Tutt'attorno, il silenzio. In lontananza, vidi l'entrata dell'alboreto. Non c'era una singola traccia di pioggia.


Namjoon

25 Agosto 22


Caddi sul pavimento del container. All’interno del container era talmente caldo che riuscivo a mala pena a tenere gli occhi aperti. Mi guardavo attorno con la faccia corrucciata. Erano passati solo dieci minuti da quando gli avevo detto di aspettare mentre andavo a prendere del ramyun. Sentii un colpo di tosse e mi guardai attorno. Vidi Woochang accovacciato un po’ più dentro. Presi una coperta e la immersi nell’acqua prima di avvolgerla attorno al corpo di Woochang. Indicai la finestra: “Dobbiamo saltare attraverso quella” dissi “Ce la puoi fare, vero Woochang-ah?”. Fuori dalla porta si arrampicavano fiamme rosso cremisi. Presi la mano di Woochang. “Conto fino a tre e poi saltiamo. Uno, due….” In un attimo qualcosa cadde fuori dalla porta. Tutti i materiali che erano ammucchiati accanto al container sembravano essere collassati per via delle fiamme. Delle scintille volarono assieme alla polvere. Io e Woochang facemmo un passo indietro, sconvolti. In un secondo la via d’uscita era stata bloccata. 


Traduzione a cura di Bangtan Sonyeondan - BTS Italia @BTSItalia_twt (©Abi, Fab, Mara). Prendere con crediti.

528 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti
bottom of page